LA RIVOLTA DE L’AQUILA

- I quotidiani dell’epoca - da il Tempo
L’AQUILA - Il 26 febbraio 2005 è stato il 34/mo anniversario della rivolta per il capoluogo. Giorni di tensione e di rabbia, mestatori oscuri che sobillavano gli animi esacerbati, disordini, danni, feriti, arrestati. Sul piano giudiziario, poi furono tutti assolti. Per la giustizia, quei fatti non sono mai avvenuti… Per chi li ha vissuti, sì. Furono giorni disperati, folli, di testa persa e di equilibri dimenticati. Oggi fa impressione sentire qualcuno che non li ha vissuti parlarne con qualche pizzico di nostalgia. No, è sbagliato. Prima di tutto quella rivolta non portò nulla alla città. Sullo statuto era scritto (ma chi lo aveva letto?) che L’Aquila era il capoluogo di Regione, così come è scritto oggi nel nuovo statuto. Questa affermazione negli anni non ha significato quasi nulla. La politica bieca e insidiosa degli ultimi 10 - 12 anni ha spogliato L’Aquila ignorando lo statuto, ma senza violarlo. In realtà, la politica può fare ciò che vuole e trova sempre le strade per cavarsela. E’ il mestiere dei politici. La rivolta non servì a nulla e L’Aquila è stata ugualmente sminuita, ridotta all’angolo, ridimensionata. n secondo luogo, allora eravamo, e oggi siamo, troppo pochi numericamente per contare qualcosa senza allearci (e quindi condizionarci) con altri. Il consiglio regionale conta 40 esponenti, di aquilani ce ne saranno tre o quattro. Cosa volete che spuntino quando si vota? Con i numeri e le maggioranze bisogna fare i conti sempre. Non si scappa. La sola strada, oggi, è trovare politici capaci di alzare la voce quando necessita e stilare accordi e compromessi per perdere il meno possibile. Puntare sulla compattezza della Provincia intera, almeno quella. Pesare numericamente di più. Sognare secessioni e barricate è fuori dal tempo e dalla realtà. Inoltre, si rischia di prenderle perchè siamo pochi e non continamo su grandi simpatie e alleati affezionati. Tutt’altro. Dobbiamo costruirceli, gudagnarceli, cambiare atteggiamento, farci sentire ma senza un’arroganza che non possiamo permetterci. La rivolta di 34 anni fa è storia e basta. Neppure una bella storia, a pensarci bene. Ma come tale va considerata, conosciuta e studiata. Realismo, concretezza, iniziative, e cervello. Ecco cosa dobbiamo cercare.
I FATTI ORA PER ORA
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