
SULLE TRACCE DEL SANTO SEPOLCRO
di L. Ceccarelli e P. Cautilli
L’Aquila come Gerusalemme? E’ un’antica leggenda che siamo andati a sviscerare nelle edizioni del libro “Rivelazione dell’Aquila”. Con la nostra esplorazione tra le chiese aquilane entriamo a Santa Giusta di Bazzano che, come ci testimonia il parroco-storico Don Filippo Murri, è una chiesa che possiede inconsuete affinità con il Santo Sepolcro di Gerusalemme. SantaGiusta, antichissima chiesa risalente alle origini della città, è la prima delle cosidette “chiese capoquarto” (in realtà il “quarto” di Santa Giusta in principio era intitolato a San Giorgio) che incontriamo in questo nostra rubrica, il cui reale fascino è oggi ridotto al minimo, umiliato da un affastellamento di applicazioni che ne hanno storpiato l’armonia.

Particolare del magnifico rosone con i telamoni.
Fu una delle prime chiese della città la cui costruzione va fatta risalire al XIII secolo per opera degli aquilani del castello di Bazzano, gli stessi che avevano già costruito la magnifica SantaGiusta nel loro paese (che conosceremo nei prossimi appuntamenti). La facciata si presenta con l’abituale compimento orizzontale con archetti gotici trilobati sulla sommità. A colpirci immediatamente è il munifico rosone gotico, “il più bello e più grande d’Abruzzo”, che sorprende per i bellissimi “telamoni”. Si tratta di dodici personificazioni che sorreggono la ruota, scolpiti con funzioni di sostegno al posto di una colonna o di un pilastro. I dodici esseri che sorreggono il mondo e rappresentano i “cicli dei mesi”, ossia le rappresentazioni di calendari ove i singoli mesi dell’anno vengono associati a precise funzioni produttive del mondo agricolo; sono tipici dei nobili valori stilistici dei Cistercensi e di Federico II di Svevia, così come gli ornamenti, inquietanti nella torre numero 7 del castello federiciano di Castel del Monte coperta da una volta esapartita sostenuta da telamoni in curiosi e provocatori atteggiamenti.
Ma è ancora una volta la straordinaria intuizione del nostro Paolo Cautilli a carpirne i più profondi significati: come si può notare dalla foto, infatti, ognuno dei dodici personaggi è scolpito con le mani posizionate su svariati punti del corpo, ricordando in maniera decisa una pratica di
medicina alternativa, la pranoterapia, che consiste nell’
imposizione delle mani in corrispondenza della parte
malata allo scopo di permettere il passaggio di
prana (un supposto “soffio vitale”) tra il
corpo dell’operatore e il corpo della
persona malata.

i chakras
Secondo l’insegnamento indiano, le energie vitali scorrono lungo i cosiddetti “meridiani”, canali nervosi tramite i quali le energie raggiungono anche le più remote parti del nostro corpo. Questa energia viene controllata dai nostri centri energetici, i cosiddetti “chakra”. Ognuno di essi si occupa di gestire l’energia per un determinato ambito. Presupposto fondamentale per poter esercitare questa attività è naturalmente il possedere una particolare radiazione delle mani.
Spostandoci verso il portale laterale, una piacevole inaspettata sorpresa si presenta ai nostri occhi nel lato sud dell’abside: un secondo rosone sormontava la facciata laterale. Chiunque potrà notarlo anche attraverso queste fotografie dove si vede perfettamente la forma circolare del rosone, coperto da muratura, pigiato e mescolato con altre pietre. Da quel poco che emerge qua e la, si può immaginare una ricomposizione ancora possibile nella sua magnificenza. Come è ancora possibile un rifacimento delle finestre gotiche lungo le pareti laterali, murate e sostituite da autentiche turpitudini ad arco. La rara presenza di una fontana addossata alla facciata richiama la nostra attenzione. Lo stile del bordo è molto simile al pozzo di Collemaggio e notiamo che è costituita da otto colonnine: un numero con un chiaro riferimento ai battisteri e alle fonti battesimali caro ai Templari. L’interno si presenta oggi soffocato e lontano dallo stato originario con rimaneggiamenti mediocri barocchi e sarebbe necessario un ripristino per quello che è stato definito un piccolo museo. Le forme originarie si conservano nelle colonne ottagonali della navata che spuntano dalle murature e dalle due grandi colonne perfettamente uguali a quelle di Santa Maria di Collemaggio. Padre Filippo ci accoglie ed inizia a raccontarci la sua esperienza fatta a Gerusalemme con la visita al Santo Sepolcro.

Santa Giusta - Affresco raffigurante Sant'Elena
L’impianto di Santa Giusta è molto simile al luogo di devozione per eccellenza dei Cristiani. Situato nel quartiere cristiano della Città Vecchia di Gerusalemme riunisce i tre momenti fondamentali della vita santa di Gesù Cristo: la morte, la sepoltura e la resurrezione. Il calvario è una grande pietra dove fu conficcata la croce su cui fu crocifisso Gesù e su cui fu eretta la chiesa del Santo Sepolcro. Don Filippo ci conduce dall’ingresso verso la grande colonna di destra a fine navata e ci pone davanti all’affresco di Sant’Elena. Elena partì per un pellegrinaggio in Terra Santadove trovò appunto la Croce di Cristo. Ma le sorprese e i richiami a Gerusalemme non sono finiti. Spostandoci nell’abside di sinistra ecco l’affresco anonimo, di scuola Raffaellesca, della deposizione di Gesù, collocato nella parte di SantaGiusta che nel Santo Sepolcro corrisponde al luogo dove è sepolto il Cristo. Nella seconda grande colonna troviamo un affresco dell’Assunzione della Vergine. Don Murri ci racconta il dogma che si festeggia il 15 agosto: immagina di essere a Gerusalemme e paragona l’odierna zona di Via Strinella di L’Aquila alla Valle degli Ulivi, dove la Madonna fu sepolta e da dove ascese al cielo.
Restiamo catturati dalla sua esposizione e mentre guardiamo l’affresco notiamo le due colonne “Iachin e Boaz” che lo racchiudono: le colonne del Tempio di Salomone. Probabilmente, al di sotto dei passati e ripassati intonaci, Santa Giusta cela ancora sorprese dell’arte pittorica, soprattutto si potrebbe riscoprire l’antico pavimento al di sotto del quale si nasconde la cripta sigillata, che attende la luce del duemila. Il restauro di Santa Giusta è dunque auspicabile nell’utopia che, per una volta, non sia limitato al solito rifacimento del tetto e miri ad un ripristino dell’estetica esterna, come merita un tale edificio e come merita la città. Salutiamo Don Filippo Murri; usciamo dalla chiesa e osserviamo l’elegante rifacimento del prospiciente Palazzo Centi. Su un comignolo del palazzo svetta una stella a sei punte: il sigillo di Re Salomone. Prendiamo una bussola, per gioco, e ci posizioniamo dinanzi la facciata di Santa Giusta: orientamento 111° ESE, verso Gerusalemme…
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