LA MALEDIZIONE DEL QUARTIERE “CAMPO DI FOSSA”
Per secoli nessuno volle abitare in una delle zone più colpite dal sisma. Ma dall’Ottocento viverci è “in”

Il quartiere Campo di Fossa così com'è ridotto oggi
Il racconto in un libro di Centofanti – Quest’ultimo, profondo conoscitore di cose aquilane (oltre che co-fondatore del Teatro Stabile, fu a lungo anche il Sovrintendente alla Perdonanza Celestiniana), nel ricostruire la storia (intrigantissima) del Palazzo dell’Emiciclo che ospita, dalla sua nascita nel 1970, la Regione Abruzzo, ripercorre le vicende della zona dove sorgeva l’antica chiesa di San Michele Arcangelo cui era dedicata la via antistante il Palazzo, dal 1980 ribattezzata Michele Iacobucci, sindaco dell’Aquila per molti degli anni di fine Ottocento; oggi ne resta il ricordo del nome nell’attiguo, nuovo, hotel.
Ebbene, come racconta Centofanti nel suo tipico narrare accattivante e spumeggiante di particolari, nel “Campo di Fossa” ha aleggiato per secoli una sorta di “virus”: «La condanna a un destino infausto colpisce tutte le famiglie religiose che s’insediano nel Campo di Fossa». Le vicende ruotano attorno ai due più antichi insediamenti religiosi della zona: quello di Santa Maria di Graiano (che sorgeva più o meno dove c’era la scuola materna del Sacro Cuore, all’angolo tra via Piave e via XXIV Maggio, all’altezza della clinica Sanatrix, insomma) e quello di Santa Maria dei Quattro Martiri Coronati, detta dei Convalescenti e Pellegrini, eretta dagli abitanti di Onna (dove adesso ci sono le torri degli uffici del Consiglio regionale). Due chiese preesistenti all’attigua basilica di Collemaggio che sarà consacrata nel 1288. Attigua fino ad un cento punto perchè l’odierno viale di Collemaggio, facile collegamento tra il Campo di Fossa e la basilica, verrà eretto soltanto nel 1874 usando, per riempire la scarpata, il materiale scavato accanto alla basilica di San Bernardino per erigere il maestoso Teatro comunale. In queste due chiese si alterneranno alcuni ordini religiosi (Benedettine, Serviti, Cappuccini) in un tourbillion di dicerie (“la carne è debole…”) e maledizioni che colpiranno anche il vescovo Bartolomeo Conti: quest’ultimo, per difendere la badessa, suor Agata, del convento delle Benedettine di Santa Maria di Grasciano, e scacciare da sé stesso pesanti sospetti, nel 1313 era partito alla volta del Concilio di Vienne, vicino Lione in Francia, lo stesso che consacrò Santo Celestino V con il nome di San Pietro l’Eremita. Ebbene, Conti venne stroncato da un infarto e perciò è sepolto nella cattedrale di Vienne.
«Del resto, il Campo di Fossa- scrive Centofanti- sembrava predestinato alla malasorte-. Benchè fosse una delle più pregiate aree della città, in gran parte pianeggiante e soleggiata, nessuno era andato a stabilirvisi. E’ vero che ai suoi potenziali abitanti faceva più comodo restarsene nelle case di sempre, dato che i rispettivi villaggi erano i più vicini alla città, ma quella ritrosia risulta troppo unanime perchè la si possa ascrivere soltanto a un coacervo di innocue coincidenze. E poi, nel terreni attorno a Santa Maria a Gasciano venivano giustiziati e seppelliti i condannati a morte, tant’è che a proposito di quel luogo circoleranno per secoli sinistre dicerie: “vedeansi continuamente di notte spettri orribili e specialmente in figura di spaventosi animali… sicchè quella contrada era ben poco frequentata”».
La maledizione, ricorda ancora Centofanti, si estinguerà «soltanto quando tutte le chiese, tutti i monasteri e tutti i conventi del Campo di Fossa, anche di quelli della parte occidentale, scompariranno per terremoti e demolizioni, o diventeranno irriconoscibili a seguito di ristrutturazioni e mutamenti di destinazioni» come nel caso della chiesa di Sant’Andrea, da cui la via oggi famigerata per i crolli, ha preso il nome.
La famosa “Esposizione regionale del 1888” lancerà il Campo di Fossa verso un grande successo. Il percorso di attraversamento della città che fin dalla fondazione si sviluppava da Est o Ovest (sull’asse Porta Bazzano, via Fortebraccio, via Roma, Porta Barete) si sposta ora da Sud ad Ovest, anche perchè nel 1881 è stata aperta la Porta Napoli (eretta usando le pietre della chiesa terremotata di San Leonardo, nei pressi dell’ex Standa). Col nuovo viale di Collemaggio, il Campo di Fosse diventa, conclude sul punto Centofanti, «l’itinerario più comodo dal centro storico e la basilica celestiniana. Lo nota suggestivamente Primo Levi nel suo famoso “Abruzzo forte e gentile”, a proposito dei giorni della Perdonanza del 1882: “Tramonta, e il Campo di Fossa è ora un brulichio di carri campestri, a tende, a cuscini… La vasta spianata s’è gremita al sole cadente che schizza sui vivaci colori dei più pittoreschi costumi”». Nel 1883, lungo il fiammante viale degli Alberetti (oggi viale Crispi), L’Aquila organizza un festival di solidarietà favore del devastante terremoto che ha distrutto l’isola di Ischia. Il Campo di Fossa diventa il quartiere più “in” della città. E parte un’intensa speculazione edilizia…

Piantina storica del quartire Capo di Fossa
Nella pianta della Città dell’Aquila disegnata dal Funticulano (ante 1596), la zona all’estremità meridionale del perimetro fortificato, denomimata ”Campo di Fossa”, è totalemente priva di insediamenti tranne la chiesa di Santa Maria di Grasciano che poi divenne la sede del Consiglio Regionale D’Abruzzo.
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I Red Blue Eagles L’Aquila 1978 Curva Sud comunicano che è stato aperto un conto corrente bancario presso la Banca di Credito Cooperativo di Roma agenzia di Sassa (L’Aquila) (Per coordinate bancarie ed intestazioni del c/c vedi sotto) per raccogliere fondi che serviranno per la ricostruzione di una scuola o di un asilo o di un monumento storico su cui, al termine della ricostruzione, sarà posta una targa ricordo con tutti i gruppi Ultras che hanno contribuito alla sua realizzazione.








Atlantide – Nel racconto di Platone Atlantide era una potenza navale situata “oltre le Colonne d’Ercole” che conquistò molte parti dell’Europa occidentale e dell’Africa 9mila anni prima il tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l’invasione di Atene, Atlantide sprofondò “in un singolo giorno e notte di disgrazia”.
















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