
Ennio Morricone e Gabriele Lucci durante una recente visita del maestro a L'Aquila
Il mio rapporto con L’Aquila, dalla quale dal 2001 sono cittadino onorario, è fatto di esperienze umane e artistiche importanti; nella città ho anche molti amici, che attualmente si trovano nella condizione di dover ricostruire in tutto o in parte la propria casa, e insieme ad essa le fondamenta del proprio futuro. In questa occasione voglio salutare i “miei” aquilani prediletti (e insieme a loro anche tutti gli altri, quelli che negli anni ho incontrato o magari solo sfiorato durante le mie innumerevoli visite alla città, nelle strade o davanti alle chiese che ora attendono di essere riportate al loro splendore originario). Persone che mi hanno aiutato a comprendere il vero carattere dell’Aquila, una città che sa di essere al tempo stesso sobria e straordinaria, attaccatissima alle sue radici e piena di curiosità intellettuale. Sono doti che non devono essere in alcun modo essere sottovalutate o peggio dimenticate nelle modalità che saranno scelte per la ricostruzione. Tutti noi oggi confidiamo in una rinascita che avvenga nel migliore dei modi possibili, cioè nel segno della solidarietà, ma anche di una severità capace di passare al vaglio ogni pietra, ogni dettaglio costruttivo, ogni metro di pianificazione urbanistica. Credo che il nostro desiderio potrà essere senz’altro esaudito, a patto che ognuno di noi sia disposto a non cedere in alcun modo alla tentazione dell’indifferenza e sappia contribuire secondo le proprie possibilità. Personalmente ben conosco e apprezzo l’orgoglio degli aquilani, consolidato nel corso di una storia ormai quasi millenaria: un senso del decoro e della dignità espressi all’ennesima potenza, che più volte ha consentito alla città di risorgere dalle sue ceneri. In queste circostanze eccezionali però l’Italia intera, senza esclusioni, è chiamata a un contributo concreto, che non può esaurirsi con l’onda della prima commozione e dell’immediata emergenza: stavolta tutto il Paese deve mettere in gioco l’orgoglio e la volontà di dare a L’Aquila un futuro all’altezza del suo valore.
Uno dei miei legami con la città è la partecipazione al Consiglio artistico della Società Aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli”, che è stata fondata nel 1946 ed è una delle realtà musicali italiane più attive e prestigiose. In questo momento difficile il mio pensiero va naturalmente a L’Aquila della cultura e in particolare della musica, che ha anch’essa estremo bisogno di sostegno, perché il terremoto non ha risparmiato le sue sedi, i suoi strumenti, i suoi archivi. Penso a L’Aquila che acquista e ascolta musica classica più di ogni altra città italiana, con una passione che finora non ha ceduto a nessuna lusinga mediatica e che è un elemento caratterizzante del genius loci.
Soprattutto, ricordo nitidamente le emozioni di un concerto in cui diressi l’Orchestra Roma Sinfonietta sulla scalinata di San Bernardino, la basilica rinascimentale che oggi è purtroppo profondamente ferita dal terremoto. La mia speranza è che al più presto si creino le condizioni per cui il cuore dell’Aquila possa tornare ad accogliere concerti, magari anche su quella stessa bellissima scalinata.
ENNIO MORRICONE (Ulisse-Alitalia)
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