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September , 2010
Tuesday

L’Aquila, Earthquake, Capoluogo d’Abruzzo, Terremoto, Perdonanza, Porta Santa, Celestino V, Federico II, Giubileo, G8 L’Aquila 2009

Non è forte chi non cade, ma è forte chi cade e si rialza. L’Aquila alzati e torna a volare - RBE ‘78

L'Aquila, 6 set 2010 - Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha prorogato, con propria ordinanza, ...
IL PRESIDENTE BOSCHI: «I NOSTRI DATI UTILIZZATI PER ARRIVARE A CONCLUSIONI CHE NON STANNO NÉ ...
L'Aquila, 6 set 2010 - Il Commissario delegato per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, ha disposto ...
L'Aquila, 6 set 2010 - ''Ci rivolgiamo a lei nella sua duplice qualita' di ...
IN ALCUNI ISTITUTI MONTATE TENDE NEI CORTILI [caption id="" align="alignleft" width="338" caption="Immagine d'archivio"][/caption] L'Aquila, 6 set 2010 ...
L'Aquila, 6 set 2010 - La “ricostruzione” del post terremoto è frenata dalle inchieste”, in ...
L'Aquila, 5 set 2010 - Una nuova scossa di terremoto è stata registrata dai sismografi ...
I Red Blue Eagles L’Aquila 1978 in merito alla decisione della Prefettura, che prevede la ...
"Non facciamo previsioni", dice l'Istituto Nazionale di Geofisica, ma sul piano teorico c'è un 2% ...
L'Aquila, 4 set 2010 - Una nuova scossa di terremoto è stata registrata dai sismografi ...
L'Aquila, 3 set 2010 - "Se il Commissario Chiodi non mettera' subito a disposizione del ...
[caption id="attachment_19526" align="alignleft" width="300" caption="La zona interessata allo sciame sismico"][/caption] L'Aquila, 3 set 2010 - Nella ...
L'Aquila, 3 set 2010 - Puo' chiedere il mantenimento del contributo di autonoma sistemazione (C.a.s.) ...
L'Aquila, 03 set 2010 - Sarà il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, ad aprire ...
L'Aquila, 03 set 2010 - S.M.T., di 50 anni dell’Aquila, è stato arrestato dai carabinieri ...
L'Aquila, 3 set 2010 - Trema ancora la terra nell'aquilano. Una scossa di magnitudo 3.3 ...
L'Aquila, 02 sett 2010 - Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha prorogato, con propria ordinanza, ...

Archive for dicembre, 2009

DELIMITATA ANCORA LA ZONA ROSSA

Posted by admin On dicembre - 31 - 2009 ADD COMMENTS

Cialente, per consentre l’accesso agli edifici agibili

riveraL’Aquila, 31 DIC - Riapre all’Aquila un’altra parte del centro storico. L’ordinanza e’ del sindaco, Massimo Cialente. Dalla cosiddetta zona rossa, cioe’ inaccessibile, sono stati esclusi un tratto di via Fontesecco, l’area dell’ex convento di San Domenico, la gran parte di Borgo Rivera e, nella zona della villa comunale, via dei Giardini. Il provvedimento e’ finalizzato a consentire l’accesso agli edifici classificati agibili.

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Terremoto LAquila 2009. L’Agu Fall Meeting di San Francisco premia la scienza vera.

Posted by admin On dicembre - 31 - 2009 ADD COMMENTS

Terremoto di L’Aquila AD 2009, tempo di bilanci alle porte del 2010. Fuochi d’artificio dalla conferenza internazionale “Agu Fall Meeting” di San Francisco. Premiata la scienza italiana galileiana, bocciate le pozioni miracolose. Presunte correlazioni tra gas radon e terremoti: verità o fantasie? Una questione scientifica, politica e giuridica aperta o cos’altro? Il gas radon è correlato al movimento delle faglie? E’ davvero un fatto riconosciuto a livello internazionale? Tra l’accumulo di gas radon e la verificazione di eventi sismici, esiste una relazione ritenuta generalmente attendibile dalla comunità scientifica, che impedisca di considerare “inesistente” il pericolo di terremoto? La risposta di alcuni ricercatori italiani. Prof. Warner Marzocchi (Ingv): “Variazioni del radon non portano a nessuna variazione delle probabilità di accadimento. I nostri modelli saranno integrati nel prossimo “earthquake forecast” per la California: le previsioni probabilistiche su 50 anni servono per fare la mappa di pericolosità e quindi i “building code”, cioè le regole per costruire bene; si è ribadita la necessità di trovare azioni di mitigazione del rischio di “basso impatto”: in altre parole, se l’allarme dovesse risultare un falso allarme, non si creerebbero comunque disagi alla popolazione”. La proposta del prof. Enzo Mantovani dell’Università di Siena: “Ecco alcune considerazioni sulla previsione dei terremoti in Italia, utili anche alla Protezione Civile”. L’idea è di organizzare un grande convegno di geofisica sul modello dell’Agu Fall Meeting. Nella speranza di una rapida “rinascita” di L’Aquila, la cui storia merita certamente le attenzioni di un kolossal storico magari scritto, diretto, prodotto e interpretato dalla nota attrice israelo-americana Natalie Portman, “stella” della Harvard University, rosa d’oriente di Hollywood, ambasciatrice Unicef per l’infanzia.


meetingagu2007L’Aquila, 31 Dic 2009 - Di Nicola Facciolini - Il 2010 deve essere l’anno della sismologia italiana vera. I fuochi d’artificio alla conferenza internazionale di San Francisco si sono visti e sentiti. Non di semplici “schioppi” scintillanti si tratta: la “disfida” geofisica ha premiato la scienza italiana galileiana e boccia inesorabilmente le false pozioni miracolose. Alla vigilia degli Anni Dieci del 21° Secolo (con gli auspici, il perdono, la benedizione e la protezione di Papa Celestino) c’è ancora tempo sufficiente per convincere chi di dovere dell’urgente necessità di porre in essere atti e fatti concreti di indirizzo, utili a concentrare i finanziamenti sulla ricerca geofisica in Italia. Prima della prossima grande tragedia. Si consentano subito, sul modello Telethon, sperimentazioni all’avanguardia sotto il controllo diretto dei ricercatori e dei cittadini, liberalizzando la scienza e la tecnologia geofisica. I sismologi italiani si sentano liberi come negli Usa di operare come credono opportuno, senza più lacci ai piedi. Non basta la consapevolezza del totale fallimento degli oroscopi dello scorso anno e dell’inutile fiume di denari privati spesi in abulici oracoli, pozioni e visioni, per “elaborare” la miseria italiota. Alle porte del nuovo anno 2010, è tempo di bilanci e proposte concrete. In primis occorre potenziare le ricerche autentiche sul sisma aquilano e sulle faglie abruzzesi (Mw= 6.3; 308 morti; migliaia di feriti; decine di miliardi di euro di danni materiali e morali) che il 6 aprile 2009 hanno funestato la Pasqua, buttando a terra la città capoluogo di Regione, la “capitale d’Abruzzo”. E se imperversano leggende metropolitane, metafisiche ed astrologiche su quello che si poteva fare prima del dramma, alcune di taglio prettamente politico-strategico per cui scientificamente poco attendibili e decisamente risibili, pazienza. La saggezza consiglia ai prudenti una sana navigazione a vista, un ristoratore bagno di umiltà collettivo sia nella ricerca della verità sia nel giudizio sindacabile (che liberamente lasciamo ai Lettori) su studi e pubblicazioni accettati dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale. La scienza galileiana nasce nel riscontro scientifico. Per cui non ci limiteremo soltanto a presentare i lavori che meritano di essere conosciuti, dopo attenta e scrupolosa verifica, ma declassificheremo gli studi bocciati dalla comunità degli scienziati, senza futuro e prospettive. Questo in segno di rispetto delle 308 vittime aquilane. E se occorrono dosi industriali di pazienza per capire fenomeni e dinamiche tettoniche e psicologiche a quanto pare interconnesse ed ancora attive sopra e sotto la crosta terrestre, faremo le necessarie provviste per l’inverno. Certo, a bocce ferme si ragiona meglio ma in questi casi è semplicemente assurdo perché è impossibile arrestare il corso del tempo (continuum). Dunque, è molto più sensato battere il ferro finché è rovente nel rispetto delle persone e delle libere opinioni di ciascun ricercatore. Il segreto però è racchiuso in uno scrigno tempestato di domande giuste per risposte esaurienti. Anche la verità scientifica è un processo lento ma inesorabile che affiora in superficie “step by step”: le ricerche sul terremoto di L’Aquila, infatti, proseguono con osservazioni e indagini che si fanno di giorno in giorno sempre più elaborati. La mole immensa di dati finora acquisiti sul sisma aquilano, su tutti i terremoti e le eruzioni vulcaniche di queste ultime settimane, richiederà decenni di elaborazione fisico-matematica. E crediamo che anche i più potenti elaboratori elettronici oggi disponibili, non siano sufficienti.

Il “quake forecasting”, ad esempio, sembra imporsi quale metodo migliore di indagine e studio sulle probabilità di reale accadimento di un evento sismico secondario rispetto alla scossa principale che può manifestarsi ovunque in Italia senza alcun preavviso. Tutto qui? E vi pare poco, se fino a pochi mesi fa tronfi politici ed “accademici” ritenevano semplicemente “inesistente” la probabilità della distruzione sismica di L’Aquila, per alcuni la città gemella di Gerusalemme, fiera custode dei segreti dei nobili Cavalieri Templari? Chi ha interpellato l’altra campana dei sismologi “deterministi” che a quanto pare hanno molto da raccontare sulle previsioni sismiche? Insomma, d’ora in poi nulla sarà più come prima e ci sarà lavoro per tutti gli scienziati, i ricercatori e i tecnici che desiderano approfondire le loro conoscenze geofisiche su terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami, liquefazione tellurica, frane, alluvioni e chi più ne ha più ne metta, magari intrecciando magnificamente le loro informazioni come mai finora pensato e fatto. Ce lo auguriamo di cuore. Un’opportunità mondiale che l’Abruzzo deve cogliere al volo sull’esempio della California, creando un Istituto Superiore di primissimo livello ed riunendo migliaia di scienziati e tecnici sul modello dell’Agu Fall Meeting di San Francisco. Non per abbuffarsi di leccornie abruzzesi, ma per interfacciare le ricerche e studiare insieme i segreti della Terra. Il nuovo catalogo sismico mediterraneo ne gioverà, perché l’obiettivo scientifico è sempre quello di giungere un giorno alla previsione sismica su basi matematiche-sperimentali, come per il meteo quotidiano e settimanale. Come farlo? Con il dialogo tra gli scienziati e i ricercatori italiani. Non con i regolamenti di conti e certamente non annientando, con un colpo di spugna dal sapore vagamente politico, prestigiosi Istituti di ricerca e lavori decennali. Magari per ripartire da zero, favorendo istituzioni straniere in forte competizione scientifica con le italiane. Oggi, la comunità scientifica nazionale ha il dovere di informare il mondo dei media, dei blog, della politica e del diritto sulla questione delicatissima della previsione e della prevenzione sismica e vulcanica (tsunami compresi), consentendo una corretta informazione scientifica avulsa dalle ideologie romanzate. Grazie all’aggiornamento costante di norme e leggi sullo stato delle nostre attuali conoscenze onde impedire grossolani pasticci di varia natura, ponendo attenzione al rispetto della persona e della libera ricerca scientifica, per la formazione di una libera e cosciente opinione pubblica.

La sessione sul terremoto di L’Aquila alla conferenza “Agu Fall Meeting 2009” di San Francisco (14-18 dicembre 2009), è stata sì molto interessante, ma senza apprezzabili conclusioni. Per cui nessuno oggi può arrogarsi il diritto di certificare alcunché senza la reale approvazione della comunità scientifica internazionale. La questione dell’attendibilità dei “precursori sismici”, ad esempio, corre il rischio di essere affrontata con troppa superficialità, magari per difetto di verifica pre e post evento. Perché dopo un dramma tipo L’Aquila, è facile dire tutto e il suo contrario. La delicatezza del tema richiede scrupolo, indagine e debito sospetto sin dai primi passi, al fine di non divulgare notizie che possano creare erronee aspettative tra i cittadini. Questo in segno di rispetto delle vittime di L’Aquila e di ogni tempo. Non di statue ai finti martiri della scienza abbiamo bisogno, ma di equazioni, soluzioni e strumenti per la previsione di terremoti, eruzioni vulcaniche e tsunami nel Mediterraneo.

“L’AGU è il convegno più grande – fa notare il professor Warner Marzocchi (Ingv) appena tornato dalla California – vi si parla di tutto: dal clima alle inondazioni, dai tornado agli tsunami, ai terremoti e vulcani, ma per scelta si tende a tenerlo aperto a tutti. In altre parole, non c’è nessun particolare merito ad essere accettato come speaker. Lo fanno con tutti. Detto questo, sono molto contento che Giuliani sia venuto. Come gli avevo suggerito, se vuole essere preso in considerazione deve cercare un confronto con i ricercatori. Ciò avviene scrivendo articoli scientifici e andando ai convegni”. Prof. Marzocchi com’è andata? “La presentazione di Giuliani è stata molto “debole”, tuttavia in queste occasioni non c’è un vero confronto perché ognuno di noi ha 15 minuti per presentare il proprio lavoro e c’è spazio solo per una domanda”. Cioè? “Dopo la sessione ho avuto modo di cenare con molti colleghi americani che mi hanno confermato il loro “estremo scetticismo” per essere gentili. Nessuno è rimasto né impressionato né assolutamente convinto. La presentazione lascia molti dubbi e molte cose non vengono spiegate. Inoltre nella sua presentazione, Giuliani non dice certamente di essere capace di prevedere i terremoti. Lo fa intuire ma è molto più soft di quanto lo sia con i giornalisti”. Quindi? “In sintesi, chi non lo conosceva ne è rimasto impressionato non positivamente. Non voglio essere enfatico né di parte, ma questo è quello che si è visto chiaramente”. Per quello che riguarda la partecipazione dei ricercatori italiani? “E’ andata bene. I nostri modelli saranno integrati nel prossimo “earthquake forecast” per la California. A tale proposito sono stato invitato a seguire in America i lavori dei miei colleghi Usa, per esportare la nostra competenza. Come ricercatore italiano non posso che essere soddisfatto”. Ha conosciuto i colleghi di Giuliani? “Ouzounov (della Nasa) e Poulinet sono da anni al margine della scienza (riferisco quanto detto dai miei colleghi americani e russi) non perché sono “banditi” ma semplicemente perché la qualità del loro lavoro almeno in ambito sismologico è veramente scarsa. Ho visto la presentazione di Ouzounov e sono rimasto molto perplesso”. Insomma, l’Agu Fall Meeting 2009 ha premiato le ricerche italiane istituzionali? “A parte gli studi più di interesse scientifico, sembra esserci molto interesse verso il cosiddetto “operational earthquake forecast”, cioè di come si possono usare i nostri modelli per fare delle previsioni probabilistiche su diverse scale temporali”. Le scale temporali sono legate alle operazioni di mitigazione del rischio? Può spiegare meglio il concetto? “In sintesi, i forecast (previsioni) su 50 anni servono per fare la mappa di pericolosità e quindi i “building code”, cioè le regole per costruire bene. La scala intermedia (1-10 anni) serve per accelerare le operazioni di verifica della vulnerabilità ed eventualmente qualche opera di rinforzo di edifici come scuole, ospedali, centri nevralgici e strategici. La scala breve (1-7 giorni) serve eventualmente per operazioni di mitigazione su breve scala”. Il forecast di breve termine è quello su cui la sismologia oggi sembra essere più “debole”: ci sono novità? “Come detto già in passato, siamo in grado a volte di vedere aumenti di probabilità ma mai valori “alti”. E questo è vero per tutto il mondo! Comunque sia, all’Agu Fall Meeting 2009 si è ribadita la necessità di trovare azioni di mitigazione del rischio di “basso impatto”; in altre parole, se l’allarme dovesse risultare un falso allarme, non si creerebbero comunque disagi alla popolazione”. I media l’hanno capito? “E’ questo il problema più grosso: far capire alla gente (e ai giornalisti) che comunque un falso allarme non è una “cattiva scienza”, ma è una parte del gioco. Se siamo in grado di fare previsioni probabilistiche significa che certe volte ci saranno falsi allarmi”. Fiumi di inchiostro telematico scorrono in Internet su presunte correlazioni tra il gas radon e i terremoti: verità o fantasie? Una questione scientifica, politica e giuridica aperta o cos’altro? Il gas radon è correlato al movimento delle faglie? E’ davvero un fatto riconosciuto a livello internazionale? Tra l’accumulo di gas radon e la verificazione di eventi sismici, esiste davvero una relazione ritenuta generalmente attendibile dalla comunità scientifica internazionale, che impedisca di considerare “inesistente” il pericolo di terremoto? “Il radon è studiato dagli anni ‘60 del XX Secolo e – rivela Warner Marzocchi – non è mai stata presentata una correlazione significativa e convincente tra le emissioni di radon e i terremoti. In sintesi non è mai stato utilizzato per prevedere i terremoti. La questione scientifica, dunque, non è aperta. Forse in futuro qualcuno potrà portare novità in questo campo ma per ora non c’è discussione sullo scarso valore delle emissioni del radon per prevedere i terremoti. Ripeto: forse in futuro qualcuno farà meglio ma ora non c’è nessuna discussione aperta. A livello internazionale non c’è nessun Paese al mondo che usi il radon per prevedere i terremoti. Singoli ricercatori stanno facendo ricerche senza risultati apprezzabili. Il pericolo di un terremoto non è mai inesistente, radon o no. Ad esempio sappiamo che alcune aree hanno pericolo maggiore di altre. Durante le crisi sismiche questo pericolo aumenta, senza mai raggiungere valori di probabilità alti. Il pericolo quindi esiste e non è mai trascurabile. Variazioni del radon non portano a nessuna variazione delle probabilità di accadimento. In sintesi, per ora le emissioni di radon non le usa nessuno per prevedere i terremoti o anche per stimare delle probabilità. Non c’è nessuna prova scientifica a supporto”. Più scettico è il prof. Mantovani dell’Università di Siena. “Ho letto che Giuliani – afferma il prof. Enzo Mantovani – aveva previsto terremoti anche nella zona di Cassino. Può essere che le emissioni di radon siano in qualche modo connesse con fratture nel sottosuolo, che potrebbero precedere scosse maggiori, ma purtroppo non è ancora possibile stabilire una connessione regolare e affidabile che permetta di dare allarmi giustificati in un numero congruo di volte. Nel caso di L’Aquila avrebbe sicuramente evitato molte vittime, ma cosa succederebbe se sulla base di presunti precursori di radon venissero dati allarmi ingiustificati? La gente sopporterebbe i disagi di un’evacuazione ingiustificata per molto tempo? In base a quello che dicono gli esperti di questo problema i casi di allarmi fasulli sarebbero stati molti”. Per il professor Gianluca Valensise, esperto Ingv di sismotettonica e pericolosità sismica, “il gas radon non è direttamente e necessariamente correlato al movimento di una faglia. Ai Castelli Romani c’è un fondo di radon molto alto che ha a che fare con la presenza del Vulcano Laziale. Ma una “relazione ritenuta generalmente attendibile dalla comunità scientifica“  non esiste oggi per nessuno dei vari precursori di cui si parla”. Quanto al fatto di considerare “inesistente” il pericolo terremoto, a cosa ci si riferisce? “Inesistente” se non si vedono anomalie di radon? “Premesso che quando si parla di terremoti sarebbe sempre meglio parlare di probabilità di accadimento bassa o alta, mai inesistente, in una zona come l’Aquilano parlare di pericolo inesistente sarebbe sempre e comunque sbagliato. In questo ambito caratterizzato da forti incertezze non c’è quasi nulla che possa essere considerato utile in un eventuale giudizio, se non appunto l’elevata probabilità di accadimento di un terremoto a L’Aquila (almeno prima del 6 aprile 2009)”. Per il prof. Enzo Mantovani le considerazioni fatte dalla Commissione nominata dalla Protezione Civile sembrano escludere che i precursori a breve termine, come il radon, possano essere usati in modo attendibile per individuare il luogo e il tempo di scosse future. “Siccome tale commissione include ricercatori di grande esperienza in questo settore – fa notare Mantovani – pensavo che tutti considerassero pressoché chiuso questo argomento.  Per quanto riguarda invece le previsioni a medio-lungo termine, la Commissione considera le prospettive in questa direzione molto più concrete e utili per la Protezione Civile. Le ricerche in questa direzione sono state analizzate in modo parziale, trascurando un tipo di approccio (quello deterministico) che offre prospettive molto più interessanti di quello statistico. Su queste ultime vi rivelo alcune argomentazioni che a mio parere sono molto convincenti sulla loro scarsa potenzialità”. Al convegno di Trieste di metà novembre, la discussione ha suscitato notevole interesse tra i ricercatori e gli organizzatori hanno deciso di raccogliere i vari contributi in un volume di una rivista scientifica. “Come previsto – rivela Mantovani – l’analisi dei dati geodetici sull’Appennino centro settentrionale pre e post-terremoto aquilano sta prendendo tempo, ma penso che sia speso molto bene”. Per il prof. Antonio Moretti dell’Università di L’Aquila, “le risposte alle domande di cui sopra sono tutte dei sonanti SI, solo che gli strumenti di Giuliani sono una semplice bufala che meriterebbe uno Speciale delle Iene. Una cosa è dire che il cancro esiste e può essere curato con determinate terapie (vero!) – fa notare il geologo Moretti – un’altra vendere le pozioni miracolose fatte con acqua fresca (a caro prezzo) asserendo che curano il cancro. Gli strumenti di Giuliani – rivela Moretti – non misurano il radon (ci sono efficientissimi strumenti di misura in commercio per poche migliaia di euro) ed in ogni caso il radon da solo non può dare nessuna informazione”.

Dopo le notevoli polemiche che si sono scatenate in occasione del terremoto del 6 Aprile 2009 riguardo alle possibilità di fare previsioni di terremoti, la Protezione Civile ha ritenuto opportuno favorire un approfondimento delle conoscenze su questo aspetto. “In prima istanza – sostiene il prof. Enzo Mantovani è stato affidato il compito di fare il punto della situazione ad una Commissione internazionale di esperti, che ha già emesso un documento in cui sono sintetizzate le prospettive offerte dalle attuali conoscenze e le indicazioni da seguire nelle indagini a venire. Questo messaggio conferma l’attuale scetticismo sulla possibilità di fare previsioni a breve termine sul luogo e il momento di future scosse e incoraggia invece le ricerche sulle previsioni a medio-lungo termine, come strumento per riconoscere le zone sismiche più esposte ai prossimi terremoti forti in Italia”. L’informazione più utile? “Tale informazione sarebbe infatti di notevole utilità per la Protezione Civile in quanto potrebbe permettere di concentrare in poche zone le scarse risorse (eventualmente) stanziate nel breve termine per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio esistente”. Le indagini in questa direzione, sono attualmente svolte seguendo due metodologie chiaramente distinte: la statistica e la deterministica. Quale le sembra la più promettente? “A questo riguardo – spiega Mantovani – va rivisto lo schema riportato nel documento della Commissione, che nomina le indagini deterministiche come unicamente finalizzate a elaborare previsioni a breve termine. Questa impostazione del problema da parte della Commissione si riflette poi nel fatto che nel documento finale non sono considerate le potenzialità del metodo deterministico per la previsione a medio-lungo termine dei terremoti, nonostante che tale metodo sia riconosciuto in letteratura”. Come lo spiega? “Il fatto che nessuno degli esperti della Commissione ha conoscenze molto sviluppate sull’assetto geodinamico e sismotettonico dell’area mediterranea centrale (un’informazione che costituisce la base indispensabile per qualsiasi metodologia deterministica per la previsione a medio-lungo termine dei terremoti) può avere avuto un ruolo non secondario nella scelta delle metodologie da inserire nel documento finale”. Considerata l’importanza di avere una conoscenza approfondita e completa su un problema di altissimo impatto sociale come la difesa dai terremoti, cosa è urgente fare subito? “Sarebbe opportuno che le conclusioni della Commissione venissero sottoposte ad una discussione aperta a tutti gli operatori del settore. Lo sforzo non sarebbe eccessivo e la Protezione Civile avrebbe la possibilità di acquisire conoscenze molto più complete sulle potenzialità delle metodologie attualmente disponibili per il riconoscimento delle zone più pericolose in Italia”.

Per dare un’idea sull’opportunità di organizzare una discussione aperta sul problema in oggetto, il prof. Mantovani suggerisce alcune considerazioni sulle potenzialità e limitazioni delle due metodologie alternative: la statistica e la deterministica, che potrebbero servire come spunto di discussione durante l’auspicato convegno internazionale italiano che potrebbe svolgersi a L’Aquila. “La metodologia statistica è basata sulla speranza di riuscire a dedurre (tramite analisi più o meno sofisticate) dalla storia sismica passata delle zone implicate, possibili regole di comportamento dell’attività sismica, con l’obiettivo di utilizzarle per prevedere la prossima distribuzione dei terremoti forti sia nel tempo sia nello spazio. Molte ipotesi sono state finora avanzate a questo riguardo. Le più citate nella letteratura relativa sono note”.

Cos’è il ciclo sismico? “Questo concetto presuppone che in una determinata zona esistano alcune faglie principali su cui si sviluppano tutte le scosse più intense. Questo implicherebbe che la conoscenza (presunta) delle sorgenti dei terremoti passati (per esempio le informazioni riportate nel documento DISS elaborato dall’INGV, Basili et alii, 2008, Tectonophysics, 453) individua automaticamente i siti dove si verificheranno i prossimi terremoti forti. In ogni zona sismogenetica si suppone che la deformazione si accumuli lentamente per l’azione dei processi tettonici a larga e piccola scala, avvicinando progressivamente la faglia alla condizione di slittamento sismico”. Quindi, la separazione tra una scossa e quella successiva sarebbe regolata dal tempo trascorso dall’ultima scossa, dalla velocità di accumulo della deformazione e dalla resistenza alla rottura delle strutture locali. “Se questo quadro interpretativo fosse reale, sarebbe uno strumento estremamente efficace per la previsione dei terremoti. Purtroppo, numerosissime evidenze indicano che pur essendo valido in linea generale, è troppo semplificato per descrivere una realtà molto più complessa. Nella parte superficiale fragile della crosta (fino a circa 10-15 km) esistono numerosissime faglie di varie dimensioni (indotte dai processi tettonici precedenti). Quando l’entità degli sforzi raggiunti in un determinato momento evolutivo supera la soglia di rottura delle rocce nella zona di maggiore debolezza, la frattura comincia a svilupparsi, attivando in successione faglie minori fino a che la frattura incontra un ramo di faglia dove la resistenza delle rocce supera lo sforzo in atto. Questo processo implica che la lunghezza complessiva della sorgente sismica può essere molto variabile e che la geometria finale della faglia può essere differente rispetto a quella di scosse precedenti (che hanno preso strade diverse, in base al principio del minimo lavoro). Inoltre, la velocità di accumulo della deformazione in ogni zona può variare da un ciclo sismico all’altro in funzione di come si distribuiscono i terremoti forti avvenuti in precedenza nelle principali zone di disaccoppiamento del sistema strutturale in movimento (placca, cuneo orogenico, ecc). I terremoti avvenuti nelle ultime decine di anni (Irpinia1980, Colfiorito 1997, S.Giuliano 2002, L’Aquila 2009) hanno fortemente ridimensionato la fiducia sull’idea che le faglie colpiscano sempre le stesse strutture (terremoto caratteristico) in quanto le faglie attivate nei vari casi non erano state inserite tra le maggiori candidate nelle zone relative, come ammesso dal Dr. Valensise del’INGV, uno dei più convinti sostenitori del terremoto caratteristico (rivista GeoItalia, 2009, n. 28)”. E’ vero che i terremoti sono fenomeni indipendenti fra loro e quindi si distribuiscono nel tempo in modo completamente casuale (distribuzione poissoniana)? “L’unico vincolo è dato dalla legge di Gutenberg e Richter, dedotta in modo empirico dalla distribuzione nel mondo del numero di scosse in funzione della magnitudo. Questa ipotesi è incompatibile con il fatto che i terremoti sono un fenomeno deterministico, cioè controllato da una causa largamente riconosciuta (il movimento relativo delle placche) e dai suoi effetti sulla crosta terrestre nelle zone di interazione tra le placche. E’ quindi scontato che ogni forte terremoto possa perturbare in modo significativo lo stato di sforzo e deformazione nella litosfera, influenzando la probabilità che si verifichino altri terremoti nelle zone circostanti, anche a distanze considerevoli sia nel tempo che nello spazio Evidenze molto convincenti di questo concetto, in termini di distribuzioni particolari di terremoti nello spazio e nel tempo sono riportate in numerosi lavori (vedi per esempio le rassegne di Harris et al., 1998 J.Geophys.Res,103 e Steacy et al., 2005, J.Gephys.Res., 110). Inoltre, l’ipotesi che i terremoti si verifichino in modo indipendente l’uno dall’altro e che questa impostazione si possa utilizzare per fare previsioni di terremoti ha subito notevoli critiche da vari autori sulla base di evidenze importanti (e.g., Mulargia e Geller, 2003, Kluwer Acad. Publ.)”. Cos’è il gap sismico? Questa ipotesi presuppone che le zone più esposte a terremoti forti siano i settori di una struttura sismogenetica, come una lunga faglia o un margine di placca, che da più tempo non si sono attivati simicamente. L’applicazione di questo concetto alla zona italiana è però molto complicato, soprattutto per la mancanza di strutture a larga scala come quelle sopra citate. Quindi, è estremamente problematico riconoscere quali zone potrebbero essere classificate come gap. Anche nel caso in cui questo riconoscimento fosse possibile, la previsione del tempo di attesa per la prossima scossa forte nel presunto gap sarebbe troppo incerta per essere utilizzata come criterio di priorità nella difesa dai terremoti. Argomentazioni molto dettagliate sulle principali difficoltà del concetto di gap sismico sono riportate in vari lavori (e.g., Kagan e Jackson, 1995, J.Geophys.Res., 100; Mantovani et al., 1997, Ann. of Geophys., 40). Le scosse sismiche tenderebbero a concentrarsi nel tempo (clustering)? “Questa ipotesi, che implica che nel periodo seguente un forte terremoto la probabilità di scosse aumenta significativamente, è sicuramente realistica per le scosse minori che generalmente si verificano dopo un terremoto forte. La sua applicazione a terremoti maggiori presenta invece seri problemi. In Italia questa ipotesi avrebbe portato a previsioni prevalentemente errate dopo i terremoti intensi dell’ultimo secolo. Per esempio, se si considerano i 13 terremoti di M>6 avvenuti dopo il 1900, l’analisi del catalogo italiano indica che solo una di tali scosse (Calabria 1905 M=6.7, seguita dal famoso terremoto di Messina del 1908) è stata seguita da eventi di uguale magnitudo nel raggio di 50 km entro 15 anni. Una casistica così sfavorevole (che peggiorerebbe notevolmente allargando l’analisi ad un periodo più lungo) dovrebbe scoraggiare l’uso del concetto di clustering per la previsione a medio-lungo termine dei terremoti forti in Italia”. Cosa sono i modelli multipli? “Alcuni tentativi di previsione non sono basati su nessuna delle ipotesi sopra citate, ma su combinazioni di esse. Una di queste è la metodologia (Faenza et al., 2003, Geophys.J.Int., 155; Cinti et al., 2004, Geochem.Geophys.Geosystems, 5) che è attualmente utilizzata per elaborare le mappe di previsione a medio-lungo termine che l’INGV mette regolarmente a disposizione della Protezione Civile (consultabili nel sito www.bo.ingv.it). Questo approccio, definito come non parametrico/multivariato, parte dal presupposto che i terremoti tendono a raggrupparsi nel tempo e nello spazio (clustering) nel periodo immediatamente seguente (mesi) ad una forte scossa e a distribuirsi poi in modo casuale (distribuzione Poissoniana) nel periodo successivo. Questo approccio, come tutte le metodologie statistiche, ricava l’algoritmo di previsione dalla storia sismica della zona in esame. In questo caso è stata utilizzata l’informazione relativa al periodo 1600-1950. In questa operazione di taratura sono stati presi inizialmente in considerazione vari parametri geologici e sismologici. Poi, si è cercato di riconoscere l’influenza che ogni parametro esercita sulla distribuzione spazio-temporale delle scosse. Alla fine di questa analisi, le informazioni raccolte indicano che l’unico parametro che risulta avere un peso significativamente diverso da zero è il numero di scosse avvenute nella storia sismica della zona implicata (tempo di ricorrenza medio)”. Sono stati utilizzati per il sisma di L’Aquila? “Questa metodologia è stata utilizzata per elaborare una mappa di previsione nel gennaio 2009, che era quindi in vigore al momento del terremoto del 6 Aprile nell’aquilano. In tale mappa viene indicata come più pericolosa la zona del Friuli, con una probabilità del 27%, seguita dalla zona dall’Appennino meridionale (25%), l’Umbria (25%), la Calabria centrale (17%), la Calabria settentrionale (14%), l’Appennino centrale (11%) e altre zone con probabilità più basse. Il fatto che in questa mappa la zona di L’Aquila (Appennino centrale), fosse classificata al sesto posto di pericolosità suscita qualche perplessità sulla potenzialità di questo metodo. In particolare, sembra strano che una zona che in passato ha subito scosse fortissime e che non aveva subito scosse di M>6 da oltre 300 anni (1703, M=6.8) sia stata considerata meno esposta rispetto ad altre zone, come il Friuli, la Calabria e l’Appennino meridionale, dove terremoti di M > 6 sono avvenuti nell’ultimo secolo”. Per quale motivo? “Questo problema è molto probabilmente legato al fatto che i risultati della metodologia sopra discussa sono fortemente dipendenti dalla geometria delle zone in cui è suddiviso il territorio italiano. Per esempio, se la zona dell’Appennino centrale fosse stata suddivisa in due sottozone, relative ai due sistemi di faglie di L’Aquila e del Fucino (tettonicamente e sismicamente distinti), il risultato dell’analisi statistica sarebbe stato molto diverso. In particolare, la probabilità prevista per la zona di L’Aquila sarebbe risultata molto superiore (in linea con quanto avvenuto in realtà)”. Questo esempio mette in luce un grosso problema metodologico: quali altre zone della suddivisione adottata da Cinti et al. e dalle soluzioni successive (sito INGV) hanno lo stesso problema della zona di L’Aquila? “Purtroppo, non è possibile trovare una risposta sicuramente attendibile a questa domanda. L’unico antidoto contro questa difficoltà (senza garanzie di guarigione, però) è una profonda conoscenza dell’attuale assetto tettonico nella regione in esame, una disciplina che non viene adeguatamente coltivata in molti ambienti scientifici sismologici. Nel lavoro in cui verrebbe dimostrata la validità del metodo (Cinti et al., 2004) è riportata un’unica mappa di previsione, molto simile a quella inserita nel sito INGV nel gennaio 2009. Le previsioni fatte per terremoti precedenti vengono considerate soddisfacenti dagli Autori, ma a sostegno di questa valutazione viene solo riportata un’informazione parziale, come il numero di scosse forti del periodo considerato suddivise nelle zone classificate come altamente probabili, mediamente probabili, poco probabili ecc. Per convincere la comunità scientifica sulla validità di questa metodologia sarebbe invece necessario presentare la mappa di previsione per ogni terremoto considerato, in modo da rendere possibile un controllo come quello sopra discusso”. Vale a dire? “Inoltre, va sottolineato che le probabilità massime previste nella mappa del 2009 sono tutte inferiori al 28 % (per cui la probabilità che le zone in esame non siano colpite da scosse è molto superiore, 72%) e che le probabilità assegnate alle prime sei zone in graduatoria differiscono di qualche punto percentuale. Considerando le forti incertezze che queste valutazioni possono avere (difficilmente definibili per la scarsa conoscenza sulla validità delle assunzioni fatte), sarebbe molto strano che la decisione di destinare risorse economiche ad una zona e non ad un’altra fosse basata su tali minuscole differenze di probabilità, la cui significatività è quasi sconosciuta”. Qual è il concetto che sta alla base dell’approccio statistico? “L’idea che l’analisi di qualche centinaio di anni di storia sismica possa rivelarci il modo in cui le scosse si distribuiranno nello spazio e nel tempo. Considerando che i processi tettonici che stanno attualmente sollecitando il territorio italiano sono stati attivi per milioni, o per lo meno centinaia di migliaia di anni, sembra molto improbabile che il comportamento sismico degli ultimi 300-400 anni sia rappresentativo dell’intera successione di deformazioni e conseguenti fatturazioni che si sono sviluppate nell’intera storia de formativa”. Qual è il concetto che sta alla base dell’approccio deterministico? “Questo tipo di indagine si basa sull’ipotesi che la probabilità di scosse in una determinata zona sia controllata da un meccanismo fisico ben definito. Tale impostazione implica una procedura di validazione completamente diversa rispetto al metodo statistico. La differenza principale è che la storia sismica non deve essere adoperata per dedurre il modello di previsione, ma costituisce invece l’evidenza sperimentale che le previsioni del meccanismo ipotizzato devono spiegare in modo soddisfacente. Per dare un’idea più concreta di quanto detto sopra può essere utile considerare un esempio di questa metodologia che è chiaramente definito in tutti gli aspetti, cioè l’approccio basato sullo studio del rilassamento post-sismico, descritto in vari lavori (Mantovani et al., 1997; Viti et al., 2003, Geophys.J.Int., 153; Mantovani et al., 2010, J.Seismology). Questo metodo suggerisce che la probabilità di scosse in una zona può subire incrementi significativi quando la zona in oggetto è investita dalla perturbazione del campo di deformazione e sforzo indotta da una scossa forte avvenuta in una zona vicina. In particolare, la massima probabilità di terremoti indotti è prevista quando nella zona esposta arrivano i valori più elevati (molto superiori ai valori precedenti e seguenti) del tasso di deformazione associato alla perturbazione migrante. La plausibilità di questa ipotesi è sostenuta da considerazioni teoriche basate su quantificazioni analitiche e numeriche e da osservazioni sperimentali in molte parti del mondo, entrambe descritte in numerosi lavori su riviste internazionali (e.g., Lorenzo Martin et al., 2006, Tectonophysics, 424; Pollitz et al., 2006, Geophys.Res.Letts., 33). Cioè? “Le quantificazioni fatte permettono di chiarire che per terremoti molto forti l’entità delle perturbazioni attese (rilassamento post-sismico) sono sufficienti a innescare terremoti in zone sismiche mature, cioè vicine al punto di rottura delle rocce, anche se situate centinaia di km dalla scossa innescante. E’ bene chiarire comunque, che la probabilità che il rilassamento post-sismico provochi terremoti indotti dipende fortemente dalla condizione che sulla traiettoria della perturbazione migrante ci sia una zona sismica dove le faglie siano favorevolmente orientate rispetto alle caratteristiche degli sforzi indotti dalla perturbazione in arrivo. La validazione di questo metodo può essere facilmente fatta verificando la sua capacità di spiegare aspetti significativi della storia sismica nelle zone in cui (in base alle attuali conoscenze sull’assetto tettonico dell’area mediterranea centrale e alle quantificazioni delle perturbazioni indotte da terremoti forti in quelle zone) sono previsti effetti significativi del rilassamento post-sismico. Le analisi finora effettuate a questo proposito indicano che il fenomeno in oggetto potrebbe essere responsabile dell’interazione tra varie sorgenti sismiche periadriatiche (Viti et al., 2003; Cenni et al., 2008, Boll.Soc.Geol.It., 127; Mantovani et al., 2008, Envir.Semeiotics, 1, 2010, J.Seismology). L’esempio più significativo finora individuato, è costituito dal fatto che negli ultimi due secoli tutti i terremoti forti (M>5.5) nell’Appennino meridionale sono stati preceduti di alcuni anni da scosse molto intense (M>6) nella zona delle Dinaridi meridionali (Montenegro-Albania). L’ultima corrispondenza si riferisce al terremoto avvenuto nel Montenegro nel 1979 (M=7) seguito dal terremoto dell’Irpinia del 1980 (M=6.9). Questa stretta corrispondenza temporale tra scosse forti nelle stesse zone si è verificata altre sei volte nel periodo considerato”. L’interazione osservata tra le sorgenti sismiche sopra citate sembra coerente con evidenze molto significative: quali? “Le conoscenze molto dettagliate sull’assetto sismotettonico della zona adriatica meridionale e le catene circostanti indicano molto chiaramente che i forti terremoti di disaccoppiamento lungo il bordo di sottoscorrimento sotto le Dinaridi meridionali innescano una perturbazione del campo di deformazione che è molto favorevolmente orientata rispetto alle faglie normali che sono situate nell’Appennino meridionale. Le quantificazioni del rilassamento post-sismico effettuate con tecniche numeriche indicano che i valori massimi dell’incremento di tasso di deformazione atteso nell’Appennino meridionale sono previsti circa uno-due anni dopo la scossa innescante nelle Dinaridi meridionali. Un tempo di ritardo che è compatibile con gli intervalli di tempo che hanno finora separato le forti scosse dinariche e appenniniche negli ultimi due secoli. Numerose corrispondenze di questo tipo sono riconoscibili nella storia sismica precedente tra le scosse delle due zone in oggetto, anche se in tali periodi la corrispondenza è meno regolare. Ulteriori indagini sulle informazioni storiche relative alle storie sismiche delle zone implicate potranno chiarire se le mancate correlazioni siano imputabili a lacune nei cataloghi relativi”. Una correlazione temporale analoga a quella sopra citata sarebbe stata individuata tra i forti terremoti dell’Arco Calabro e le crisi sismiche più intense dell’Arco Ellenico, la zona che si sviluppa da Creta alle isole Ioniche: è vero? “In questo caso la corrispondenza è riconoscibile per un periodo più esteso (dal 1600). Inoltre, è stato messo in evidenza che la distribuzione spazio-temporale dei terremoti più violenti nella catena appenninica durante quattro sequenze storiche (1349; 1456-1461; 1688-1706; 1910-1920) è molto compatibile con il meccanismo di deformazione recente/attuale dedotto dall’analisi delle deformazioni peri-adriatiche dal Pleistocene medio (Mantovani et al., 2009, Tectonophysics, 476). In particolare, è molto difficile considerare casuale il fatto che la crisi sismica più violenta e concentrata mai registrata nell’Appennino settentrionale (con sei scosse di M>5.5 nel periodo 1916-1920) si sia verificata immediatamente dopo il forte terremoto del Fucino del 1915 (M=7), che in base al meccanismo tettonico ipotizzato avrebbe notevolmente accentuato ed accelerato il carico tettonico sull’Appennino settentrionale. Anche per i casi sopra citati nella catena appenninica, le quantificazioni del rilassamento sismico forniscono giustificazioni plausibili sulla cronologia delle scosse avvenute (Cenni et al., 2008; Mantovani et al., 2010)”.

Il metodo descritto avrebbe tutti i requisiti per essere inserito tra quelli da sottoporre ad accurata indagine: può spiegare in sintesi per quale motivo? “In quanto “è basato su precursori chiaramente definiti e facili da riconoscere, cioè il verificarsi di scosse forti in zone definite; il meccanismo che può portare all’incremento della probabilità di terremoti in altre zone è definito da leggi precise che permettono il calcolo dei possibili effetti, da confrontare con riscontri altrettanto chiari in quanto costituiti dalla storia sismica, un’informazione non discutibile; anche se non può essere considerato una dimostrazione definitiva dell’attendibilità del metodo proposto, il fatto che le implicazioni del meccanismo ipotizzato forniscono spiegazioni plausibili e coerenti di alcuni aspetti significativi della storia sismica del territorio italiano rende ottimisti sulla potenzialità di questo tipo di approccio”. Nella discussione che si è svolta nella sessione dedicata a questi problemi, durante il convegno del gruppo nazionale di geofisica della terra solida (GNGTS) tenuto a metà novembre a Trieste, alcuni suoi colleghi hanno obiettato che il metodo deterministico non è in grado di fornire previsioni ben definite, paragonabili a quelle delle metodologie statistiche. Che ne pensa? “Questo conferma la nostra impressione che il metodo da noi proposto sia ancora poco conosciuto, nonostante la dettagliata descrizione riportata in letteratura. Per esempio, nel lavoro Mantovani et al. (2010) vengono quantificate le probabilità di terremoti forti previste dal metodo in oggetto per le zone implicate. In particolare, l’analisi statistica delle scosse coinvolte nella prima correlazione citata indica che la probabilità che una scossa forte (M>5.5) avvenga nell’Appennino meridionale senza essere preceduta da scosse forti (M>6) nelle Dinaridi meridionali, è circa del 10%. Questo implica che fino all’occorrenza di scosse forti nella zona dinarica in oggetto, l’Appennino meridionale non potrà essere considerata una zona in pericolo imminente. Questa condizione cambierebbe drasticamente se una scossa forte, come quella avvenuta nel 1979 in Montenegro (M=7) si verificasse nuovamente. In quel caso, la probabilità di scosse forti nell’Appennino meridionale salirebbe a oltre il 50%. Un valore di probabilità non elevatissimo, ma decisamente più alto di quelli (di circa il 25%) stimati dall’altra metodologia”. Per quanto riguarda la seconda correlazione citata? “L’analisi statistica delle scosse implicate indica che la probabilità che un precursore nell’Arco Ellenico (M>6.5) sia seguito da una scossa forte (M>5.5) in Calabria, è compresa tra il 60% e il 70%. Anche in questa correlazione la probabilità che un terremoto forte in Calabria avvenga senza essere preceduto da un precursore nell’Arco ellenico, è molto bassa (minore del 10%). Siccome la recente attività nella zona dell’Arco Ellenico (due scosse di M>6.5 nel 2008) ha caratteristiche simili a quella di un possibile precursore (due scosse di M>6.5 o una di M>6.8), la Calabria potrebbe essere attualmente inserita tra le zone di pericolosità più elevata”. Dunque, i dubbi su questa previsione sono principalmente dovuti alle incertezze che possono interessare i valori di magnitudo stimati? “Certamente. Nonostante che la casistica delle migrazioni di terremoti forti lungo la catena appenninica sia meno numerosa (solo quattro sequenze sono riconoscibili), stiamo analizzando la possibilità di quantificare la probabilità di scosse forti anche in questi casi (Mantovani et al., 2010, in preparazione)”. Quali sono allora le possibili limitazioni del metodo proposto? “L’interazione tra le sorgenti sismiche tramite il fenomeno del rilassamento post-sismico è molto probabile, nelle situazioni favorevoli, quando l’energia liberata dalla scossa scatenante è elevata. Nei casi in cui l’energia è intermedia (come per il recente terremoto aquilano, Mw=6.3), la previsione dei possibili effetti è molto più incerta. Le correlazioni finora riconosciute sono basate sui valori di magnitudo riportate nei cataloghi sismici, che come noto possono essere affette da incertezze significative. Gli intervalli di tempo presi in considerazione nelle correlazioni suggerite sono limitati alle parti dei cataloghi ritenute più complete, generalmente qualche centinaio di anni. Rimane quindi da chiarire se i peggioramenti delle correlazioni nei periodi precedenti sono dovuti alla non realisticità delle interazioni proposte o a lacune nelle informazioni storiche”. Quali sono le prospettive per “azzeccare” in Italia una futura previsione sismica? “Un aspetto importante della metodologia deterministica, che potrebbe aiutare a superare le incertezze sopra citate, è costituito dal fatto che tale approccio è basato sulla propagazione di un fenomeno fisico (rilassamento post-sismico) i cui effetti sulla superficie della Terra hanno ampiezze che per terremoti sufficientemente intensi possono essere rilevate da osservazioni geodetiche o geofisiche. Per esempio, l’attuale disponibilità di reti abbastanza dense di stazioni GPS permanenti sul territorio italiano, potrebbe permettere, per terremoti forti, di seguire l’avanzamento del picco del tasso di deformazione verso le zone sismiche esposte, agevolando la previsione sul ritardo atteso delle possibili scosse indotte. Un’interessante opportunità di svolgere questo tipo di indagine, è stata determinata dal terremoto aquilano del 6 Aprile 2009. Le misure effettuate prima e dopo tale scossa hanno permesso di riconoscere significativi indizi del fenomeno del rilassamento post-sismico innescato dal terremoto aquilano. Anche se i risultati di questa indagine, in accordo con le quantificazioni del rilassamento post-sismico, indicano che le ampiezze della perturbazione innescata dal terremoto del 6 Aprile sono molto probabilmente insufficienti a indurre terremoti nelle zone circostanti, le informazioni così ottenute saranno sicuramente utili per valutare in modo più realistico le caratteristiche geologiche del sistema strutturale appenninico. Questo potrà agevolare lo studio del rilassamento post-sismico per futuri più intensi terremoti nella catena”. Cosa si augura possa fare un giorno la Protezione Civile per prevenire le conseguenze di un terremoto distruttivo sugli Appennini? “Essendo l’Ente che deve prendere le decisioni operative per la difesa dai terremoti, è indispensabile che la Protezione Civile abbia a disposizione un quadro conoscitivo esauriente delle attuali possibilità di riconoscere le zone italiane più esposte a scosse forti, da utilizzare per programmare la destinazione delle risorse eventualmente stanziate nel breve termine per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente. Le considerazioni riportate in questo contributo (e quelle molto più dettagliate che potrebbero essere fornite) suggeriscono che per vari motivi la Protezione Civile abbia attualmente informazioni solo parziali sul problema in oggetto. L’acquisizione delle informazioni mancanti può essere ottenuta in vari modi. Una possibile strada potrebbe essere l’organizzazione di un convegno aperto a tutta la comunità scientifica, dedicato alla discussione delle potenzialità e limitazioni delle metodologie di previsione finora proposte. Per affidare questo delicato compito ad un ristretto gruppo di esperti sarebbe necessario che tale gruppo comprendesse ricercatori con esperienza in tutti i tipi di metodologia. Per esempio, non sembra che componenti dell’attuale Commissione abbiano svolto ricerche su metodi deterministici di previsione a medio-lungo termine, capaci di sfruttare le dettagliate conoscenze attualmente disponibili sull’assetto sismotettonico dell’area in esame. Trascurare questo tipo di metodologia non sembra giustificato”. Chi propone? “Per esempio, un esperto quale il Prof. Perkins (uno scienziato largamente riconosciuto per le sue ricerche sulla pericolosità sismica negli Stati Uniti) ha giudicato i risultati recentemente acquisiti da quest’ultimo tipo di indagine di grande interesse per la comunità scientifica. Il convegno da organizzare su questo problema potrebbe anche essere un’occasione per illustrare alla comunità scientifica quali risultati pratici sono stati finora ottenuti nell’ambito dei progetti di ricerca finanziati negli anni passati dalla Protezione Civile con il coordinamento di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia”.

Dunque, l’idea forte è quella di organizzare, magari a L’Aquila nel 2010, un convegno multidisciplinare di geofisica sul modello dell’Agu Fall Meeting di San Francisco dove migliaia di ricercatori parlano e discutono non solo di terremoti, ma anche di ambiente e di fisica interplanetaria, integrando le conoscenze acquisite in svariati esperimenti e missioni. Come ha fatto la sonda Cassini (Esa-Nasa) che ha confermato la presenza di laghi di metano liquido su una delle lune di Saturno, Titano, autentica miniera di idrocarburi, posta a un miliardo e mezzo di chilometri dalla Terra. Mentre tutto gioca contro il futuro dell’uomo sulla Terra perché molti scienziati sono convinti del fatto che, indipendentemente dalle tardive decisioni politiche internazionali, saranno semplicemente disastrosi i cambiamenti climatici sulla Terra entro la fine del 22° Secolo, indotti o meno dall’uomo o dal vento solare o piuttosto dai raggi cosmici di una supernova galattica. E questo anche per un aumento medio di temperatura di soli 2 gradi Celsius, fatale per i ghiacciai polari e gli equilibri oceanici. Le piante e gli oceani ce faranno ad assorbire l’anidride carbonica in più? Siamo prossimi allo scenario del film “Waterworld” con tutte le città della Terra sommerse dalle acque? Davvero non c’è più tempo da perdere, come annunziato dal Presidente Barack H. Obama? Ma per fare cosa? Attorno a 15-16 milioni di anni fa, in un’epoca nota come Miocene Medio, le temperature dell’Antartide erano straordinariamente miti: una media di 10°C nel mese di gennaio (che corrisponde all’estate australe), con condizioni climatiche simili a quelle che si riscontrano oggi nella Patagonia e nella Nuova Zelanda Meridionale. Questa storia climatica sta emergendo, strato dopo strato, da una serie di carotaggi effettuati sotto i fondali marini della Baia di McMurdo, nei pressi della omonima base americana. La ricostruzione delle condizioni climatiche di questa lontana epoca della Terra è possibile grazie al progetto Andrill (Antartic Geological Drilling), una collaborazione internazionale fra Stati Uniti, Germania, Italia e Nuova Zelanda. La perforazione attraverso cui vengono raccolte le carote di sedimenti avviene attraverso una piattaforma di ghiaccio marino dello spessore di circa 9 metri, che galleggia su un mare profondo 380 mt. Giunto sul fondale di questo mare, il perforatore affonda nei sedimenti per oltre 1000 mt. Così facendo i ricercatori sono riusciti ad analizzare sedimenti e fossili per ricostruire le condizioni climatiche di un periodo di tempo compreso tra 17 e 14 milioni di anni fa. Quando il sistema climatico globale ha avuto una transizione fondamentale, passando da una fase calda nota agli addetti ai lavori come “worm climate optimum”, all’inizio di un progressivo raffreddamento che ha portato alla formazione di una copertura glaciale quasi permanente nell’Antartide orientale. Al geologo Fabio Florindo che ha partecipato a numerose spedizione in Antartide per conto dell’INGV e che fa parte da circa nove anni del progetto Andrill, chiediamo qual è il contributo che la conoscenza dei climi del passato sta dando allo studio delle attuali variazioni climatiche. “Gli effetti del riscaldamento globale non hanno tardato a farsi sentire anche in questo continente remoto: ricordo che nell’ultima decade, due enormi piattaforme di ghiaccio si sono disintegrate in pochissimi giorni: nel 2002 il Larsen B con 570 chilometri quadrati di estensione e nel 2008 la piattaforma di Wilkins con 3250 chilometri quadrati di estensione. E’ difficile al momento prevedere se l’inizio di un futuro e brusco collasso dei ghiacci antartici avverrà tra un secolo oppure nel prossimo millennio, in dipendenza ai futuri livelli di gas serra in atmosfera. I dati ottenuti da Andrill costituiscono un tassello fondamentale per la conoscenza dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale ai poli. Affiancati dall’enorme mole di dati e informazioni interdisciplinari acquisiti in questi decenni essi forniranno un contributo importante alla prossima valutazione dell’IPCC, la quinta dalla sua istituzione”.

Nella speranza di una rapida “rinascita” di L’Aquila, la cui storia merita certamente le attenzioni di Hollywood con un kolossal magari scritto, diretto, prodotto e interpretato dalla nota attrice israelo-americana Natalie Portman (al secolo Natalie Hershlag), “stella” della Harvard University, rosa d’oriente di Hollywood (da “Star Wars” a “Brothers”), ambasciatrice Unicef per l’infanzia. Nel frattempo non ci resta che pregare, sperare e studiare.

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Lettera aperta al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dagli inquilini di via Verzieri (Preturo)

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS
Le nostre case prima erano terremotate e ora sono ’sicure’: il sindaco non deve firmare la revoca dello sgombero
Egregio signor Sindaco, siamo gli inquilini dei civici 10 e 11 di via Verzieri a Preturo. Sappiamo che Lei in queste ore sta decidendo se apporre o no la firma sulla revoca dell’ordinanza di sgombero delle nostre abitazioni terremotate e sappiamo che ha davanti a sé le relazioni degli specialisti della Protezione Civile e dell’Ater. Così abbiamo pensato di farLe arrivare anche una nostra relazione, sperando che possa avere un peso sulla Sua decisione.

Anche noi, signor Sindaco, siamo terremotati come Lei, anche noi abbiamo sofferto e continuiamo a soffrire per la nostra città proprio come Lei. Quando ci dissero che la nostra casa era stata classificata “E” abbiamo pianto, perché amiamo la nostra casa. Ma ci siamo adoperati per avere un tetto e finalmente siamo entrati negli alloggi del progetto C.A.S.E..
Poi ci è arrivata la notizia che le nostre abitazioni erano state riclassificate “A”, senza che qualcuno avesse fatto controlli più approfonditi, come richiesto dalla prima verifica.
Ci siamo ribellati e abbiamo chiamato in causa gli organi competenti perché facessero luce sulla storia e abbiamo ottenuto una perizia più idonea. Nel frattempo avremmo dovuto lasciare le nuove case, ma abbiamo aspettato i risultati, che sono arrivati proprio il giorno prima che il Comune ci spedisse la lettera di sfratto dai nuovi moduli abitativi, che non è arrivata, fortunatamente sostituita invece da una notifica di ordinanza di sgombero dalle vecchie case.
Abbiamo tirato un sospiro di sollievo, che però è durato solo mezza giornata. Poi la notizia: Il Sindaco sta per firmare la revoca dello sgombero, perché la relazione della Protezione civile sulle case di via Verzieri dice che anche se al di sotto della norma le condizioni di sicurezza sono tutto sommato soddisfacenti e quindi possiamo rientrare a casa. Abbiamo chiamato allora gli specialisti dell’Ater che ci hanno confermato che i risultati della perizia sulla struttura sono molto, troppo al di sotto delle norme di sicurezza.
Non sappiamo cosa fare. Siamo pronti a tornare nelle nostre case quando verranno ristrutturate e rese sicure, ma questo non si otterrà solo cambiando una “E” in una “A”. Nel frattempo chiediamo di restare nei moduli abitativi del progetto C.A.S.E. che ci sono stati assegnati e per questo le chiediamo, signor Sindaco, di non firmare quella revoca. Non vorremmo ritrovarci con lo sfratto da una parte e la paura dall’altra di essere obbligati a rientrare dentro abitazioni pericolose.

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FIRMATA LA PROROGA DELLE TASSE

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 30 Dic 2009 - E’ stata firmata dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, l’ordinanza di protezione civile che proroga di sei mesi la sospensione degli obblighi fiscali all’interno del cosiddetto “cratere sismico”. Continueranno, quindi, ancora fino a giugno 2010 a non pagare tasse e imposte le famiglie e le imprese residenti nell’area colpita dal terremoto del 6 aprile scorso. La firma del provvedimento, che si va ad aggiungere alle numerose misure messe in campo in questi mesi dal Governo a favore della popolazione colpita dagli effetti del sisma, conferma l’impegno assunto dal Presidente del Consiglio, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

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BERTOLASO PORTERA’ IL “SISTEMA L’AQUILA” NEL SOL LEVANTE

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila 30 Dic 2009 - “Sono stato invitato in Giappone nella prima metà del mese di gennaio per raccontare come abbiamo gestito la situazione in Abruzzo”. Lo ha detto il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, a margine della consegna dei moduli abitativi nel Comune di Poggio Picenze. “I giapponesi non sono certo gli ultimi arrivati nel campo della sismologia - ha detto Bertolaso - ci hanno chiesto di fare un resoconto di come abbiamo lavorato in questi mesi”. Un intervento, secondo Bertolaso, che rappresenta una svolta rispetto al passato. “Devo dire che non abbiamo sempre lavorato in accordo con gli amministratori locali - ha dichiarato Bertolaso - tuttavia, avendo anche noi l’esperienza di tutto quello che gli sfollati hanno dovuto patire nei terremoti passati, penso anche ai cittadini dell’Umbria e delle Marche, abbiamo preferito seguire questa linea azzardata e rischiosa di saltare la fase dei container e di passare dalle tende alle case antisismiche per dare una sistemazione confortevole a tutti”

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AUTOSTRADA: PROROGA PEDAGGIO GRATUITO PER SFOLLATI. PER GLI ALTRI AUMENTO

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 30 Dic 2009 - Le tariffe di Strada dei Parchi aumentano del 4,78%, ma la sospensione del pedaggio per i terremotati aquilani viene prorogata, per ora, fino a gennaio. Strada Parchi attende, fa sapere, comunicazioni dalla Protezione Civile per prolungare ufficialmente le esenzioni, ma ha autonomamente deciso di continuare con lo stop ai pedaggi per coloro che dalla costa e dagli altri centri abruzzesi si recano nel capoluogo. In una ulteriore nota Strada Parchi spiega che gli aumenti sono “il primo adeguamento tariffario degli ultimi tre anni, comprensivo degli incrementi dell’1,28 per cento, dello 0,76 per cento e dell’1,11 per cento, maturati rispettivamente per gli anni 2007, 2008 e 2009 e non applicati negli anni precedenti”.

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CGIL: “VIGILI DEL FUOCO BEFFATI”. TASSATI GLI STRAORDINARI..

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 30 Dic 2009 - Beffa per i vigili del fuoco dell’Aquila e provincia, dal 6 aprile scorso chiamati a coprire, con turni massacranti, il massiccio intervento necessario per fare fronte alle conseguenze del terremoto. Ieri, secondo quanto reso noto la Cgil funzione pubblica attraverso Ferdinando Lattanzi, “i Vigili del Fuoco dell’Aquila hanno ricevuto il pagamento del lavoro straordinario prestato da aprile a settembre, in ritardo dunque e assoggettate al regime fiscale attuale, cioé senza sospensione dell’IRPEF, in vigore fino a fine novembre. “Poiché sembra ormai chiarito dagli esperti in materia - afferma il sindacalista - che i lavoratori dipendenti non potranno comunque riavere l’IRPEF non accreditata nei compensi ricevuti nel mese di dicembre (come per es. la tredicesima), è realistico pensare che da un tale recupero siano esclusi anche gli straordinari dei Vigili, che giova ricordare, sono stati effettuati nei mesi in cui la sospensione era vigente”. “Desta qualche sospetto - conclude il sindacalista - la scelta versare gli emolumenti relativi allo straordinario in questo momento, il pagamento avrebbe potuto avere luogo entro il mese di novembre oppure, a questo punto, direttamente nel 2010, dopo il ripristino della sospensione, in modo da non penalizzare ulteriormente una categoria di lavoratori che ha già dovuto subire notevoli problemi e che in questo frangente tanto ha dato alla nostra città martoriata”

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A L’AQUILA L’ANTEPRIMA DEL NUOVO FILM DI CARLO VERDONE

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 30 Dic 2009 - Uscirà martedì 5 gennaio in 650 copie distribuite dalla Warner l’ultimo film di  ‘Io, loro e Lara’. Ma in realtà la commedia corale del regista attore romano avrà un’anteprima nazionale il 2 all’Aquila. “Quando sono andato in quella città avevo promesso agli aquilani che gli avrei portato il mio ultimo film - dice il regista attore -. Se posso ve lo porto gli avevo detto e così farò perché lo considero un regalo dovuto”. Il film in cui Verdone interpreta un sacerdote missionario che torna dall’Africa a Roma perché in crisi spirituale è stato visto, rivela lo stesso attore regista a margine dell’incontra stampa di oggi, da altri rappresentanti della Cei: “Dopo la visione - dice Verdone - ho chiesto loro se il mio personaggio di missionario potesse averli offesi ma uno di loro mi ha detto: ‘assolutamente no, per noi e’ stata una carezzà “.

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PEZZOPANE SU TASSE: “CI IMPEGNEREMO PER PROROGA DI ALTRI 6 MESI”

Posted by admin On dicembre - 30 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 30 Dic 2009 - “La sospensione del pagamento delle tasse fino a giugno e’ una risposta alle nostre rivendicazioni. Non e’ stato semplice, perche’ quello che doveva essere scontato e’ stato frutto di un continuo pressing istituzionale, che abbiamo portato avanti, in questi mesi, insieme alle categorie produttive ed i sindacati”. Lo afferma in una nota la Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane. “Inizialmente, infatti - prosegue -, non era previsto nulla e addirittura erano stati bocciati in finanziaria i nostri emendamenti che chiedevano esattamente quello che oggi, dopo mesi, ci e’ stato finalmente concesso. La decisione iniziale, di accordare la sospensione ai soli lavoratori autonomi, era iniqua e ingiusta. Oggi, dopo un lungo travaglio, la proroga e’ stata concessa a tutti i cittadini, senza distinzioni. Dopo aver incassato con fatica questo risultato - dice ancora Pezzopane- ci impegneremo per ottenere un’ulteriore proroga di altri sei mesi, dunque per tutto il 2010. E’ una misura indispensabile, cosi’ come sono indispensabili provvedimenti per far fronte alla crisi economica del nostro territorio, compresa la proroga degli ammortizzatori sociali. Per questo - conclude - chiedo l’immediata convocazione di un tavolo nazionale con i ministri competenti per individuare tutte le misure necessarie da adottare per far si’ che la nostra economia riprenda la via dello sviluppo”

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SCIENZA E CONOSCENZA

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L’UFFICIALITA’ NON UFFICIALE

Di Michele Proclamato - Alcuni mesi fa, durante un lungo girovagare telematico notturno, giunsi alla “scoperta” inaspettata, di un personaggio della “matematica”, la cui pur brevissima vita, giunse a sconvolgere, contro ogni previsione ed aspettativa, il mondo accademico occidentale, nel cuore dell’Inghilterra vittoriana dei primi decenni del secolo scorso.
Il palco fu il mondo accademico e matematico della raffinata Cambridge, i protagonisti: l’accademico e famoso per i suoi tempi, G.H. Hardy e lo sconosciuto, povero ed autodidatta, indiano Tamil, Srinivasa Aiyangar Ramanujan.
Sostanzialmente, fra i tanti e brillanti risultati ottenuti dal grande genio indiano in terra inglese, ci fu quello di gettare le basi Equazionali di, pressappoco, l’intero impianto matematico dell’attuale Teoria delle Stringhe, creando di conseguenza, attraverso i suoi famosi “passaggi” Modulari, uno dei primi modelli “DIMENSIONALI” rappresentativi di una realtà pluridimensionale.
In tale contesto ho appreso che, molto spesso, nelle FUNZIONI MODULARI di Ramanujan sono apparse determinate simmetrie, indicate dal mondo della matematica come “Numeri Magici,” sintetizzabili, anche nel lavoro del genio Tamil, attraverso:

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Fig. n° 1 - Clicca sull'immagine per ingrandire

8, TRE VOLTE 8 (888) e 24, quasi ad indicare che ci sia un tipo di numerologia che nessun esperto del settore si può esimere dal trattare, se la sua meta è rappresentata da una Teoria del Tutto, in grado di giustificare, attraverso un’unica matrice, la nascita della “materia“ e di tutte e 4 le sue principali leggi fisiche.
Ho, inoltre, appreso che la Scienza, partendo dall’obbiettiva esigenza di spiegare come sia possibile giustificare lo spostamento della Luce, in uno spazio interstellare non più vuoto da pochi anni, grazie al progetto Chandra, sia giunta ad elaborare una Teoria pluridimensionale che, non più memore dell’OTTUPLICE dimensionalità data dal grande Srinivasa, ha ora deciso, (grazie anche al grande Michio Kaku) di addivenire ad una soluzione basata su 11 dimensioni, senza escludere un mondo di Superstringhe a 26 dimensioni.
In questa, per me, complessa ed a volte incomprensibile situazione dimensionale, ho comunque, verificato che è tutt’ora valido il concetto secondo il quale, ad ognuna delle 24 modalità delle Funzioni di Ramanujan, corrisponde una vibrazione fisica o Bosonica (Fig. n°1).

A questo punto, inchinandomi davanti ad una tale impalcatura concettuale, ho dovuto anche apprendere, con sorpresa, che gli stessi esperti, Kaku in testa, fino ad oggi, pur utilizzando i risultati modulari di Ramanujan, ritenuti tuttora validissimi, non riescono a spiegarsi perché le TRINE NUMERICHE sopra accennate e che vorrei ripetere: 8, TRE VOLTE 8 (888) e 24, siano basilari per ottenere l’unica teoria del TUTTO oggi accreditata a livello Mondiale.
Una sorpresa diventata attonita nell’apprendere che il genio in questione, spesso giungeva alle sue altrettanto geniali conclusioni, attraverso un percorso conoscitivo a me, ahimè noto, ma rimosso dalla scienza.
Il grande Ramanujan infatti spesso “sognava” ed a livello onirico, una delle mogli del dio Shiva: Namagiri, spesso abbandonava il suo tempio di Namakkal per “dargli” qualche suggerimento matematico. Lungi da me il voler insinuare che il merito della suddetta teoria risieda nella poligamia onirica del dio Shiva, ho ritenuto comunque opportuno offrire la mano tesa dei ”miei studi”, che, pur non appartenendo all’alveo dell’ufficialità pura, credo qualcosa possano offrire ad una certa Scienza abbastanza aperta da poter osservare le deduzioni di chi usa l’intuito come fonte primaria di apprendimento.
Motivo per cui ho deciso di scendere in campo per poter “spiegare”, passatemi il termine, proprio alla Scienza, che cosa si nasconde dietro quei numeri definiti “MAGICI” dagli esperti, che cosa “quella trina“ indiana sia capace di celare, ma soprattutto, di proporre alla Scienza: un’altra “Scienza”.

Il tempo

Contestualmente, per poter ottemperare alla mia personale promessa, dovrò, per un attimo, fare il punto su ciò che normalmente, abusandone, chiamiamo: TEMPO.
Nessuno a tutti i livelli di comprensione, nonostante i fiumi di inchiostro versati, attualmente sa cosa sia effettivamente il tempo: abitualmente, infatti, è sufficiente non chiederci cosa sia, per sapere cos’è.
In questa contraddizione conoscitiva che ha contraddistinto gli ultimi duemila anni, abbiamo assistito, negli ultimi decenni, a sempre maggiori sforzi conoscitivi spesso terminati con affermazioni ed opinioni come quella Einsteiniana in cui il tempo: sarebbe stato meglio porlo “FUORI” dalla fisica classica.
E’ anche vero che esistono oggi posizioni pionieristiche, le quali vorrebbero l’Universo come il frutto della trasformazione “virtuale”, in “attuale”, del tempo (vedi Ilya Prigogine), alle quali si potrebbero aggiungere alcune affermazioni dello stesso Stephen Hawking, il quale palesò la convinzione che il tempo possieda strutture energetiche, stranamente “geometriche”. Sarebbe, inoltre, giusto ricordare che la “scuola” russa, per capire la reale consistenza del tempo, abbia investito molto negli ultimi anni, anche attraverso gli studi di scienziati discutibili come N.A. Kozyrev.

Fig 2 - Prisma di Weld Blundell

Fig. n° 2 - Prisma di Weld Blundell

Ma, fondamentalmente, credo che la migliore “spiegazione” in questo campo l’abbia data il grande Marco Todeschini, che vedeva, nel tempo, una “natura“ ritmica molto simile ad un’onda.
”Perché?”, voi direte, l’esigenza di questo tardivo incipit, “come”, tale preambolo potrà servire per arrivare alla “vietata” spiegazione scientifica delle Trine indiane, ma soprattutto: dove ci può portare?
E’ presto detto, il ”perché” fu dissepolto nel 1932 presso Larsa, nell’attuale Iraq, il “come” si trova inciso in caratteri cuneiformi su di un “prisma” tornato alla luce dopo millenni ed il “dove“, oggi, è localizzato ad Oxford, dove il Prisma di Weld Blundell (Fig. n° 2) fa sfoggio della sua sapienza “temporale”.

La Lista senza TEMPO - Lo avrete intuito: per giungere alla “mia“ spiegazione, dovremo passare per alcuni ”atti” e testimonianze archeologiche, che vedrete essere estremamente “progredite”. Tornando a noi, vorrei porre l’attenzione sul ”contenuto” di questo Prisma, frutto di una famosa spedizione archeologica. In esso, infatti, sono incise DUE liste di RE Sumeri, a dir poco “curiose”, soprattutto per il numero di anni attribuito ad ognuno di quei grandi dignitari appartenuti ad un periodo, udite, udite: prediluviano.

Vorrei, comunque, riportare in dettaglio la Lista in questione, sottolineando che oggi è formalmente classificata come: WB 144 o LISTA degli OTTO RE.

WB 144 o LISTA degli OTTO RE

WB 144 o LISTA degli OTTO RE

Riesaminiamo insieme la Lista.

Fig. n° 3 - I 5 SOLIDI PLATONICI

Fig. n° 3 - I 5 SOLIDI PLATONICI

Come avete avuto modo di leggere, ad 8 RE corrispondono 8 periodi temporali, ma qui c’è la prima “irregolarità”: infatti, solo 7 di essi avranno l’onore di essere “sottolineati” dalla Lista. Detto ciò vorrei notaste come tutti gli 8 periodi vengano convogliati in “sole” 5 Città, le quali si rendono responsabili di un sistema frazionario ben preciso.
Tale sistema si avvale, partendo dall’inizio della descrizione di: “2 RE, quindi 3 RE per poi proseguire con la “SINGOLA” somma di altri 3 RE. Potrete quindi notare come la suddivisione regnante si possa avvalere di un riassunto temporale, ma anche frazionario, pari a 2\3 ed 1\3, la cui valenza chiarirò in seguito.
A questo punto, è intuibile che tale semplice sistema numerico, nasconda un’ulteriore anomalia. Partendo, infatti, dalla FINE della descrizione regnante, potrete constatare come i “numeri“ utilizzati, se posti in “ordine”, possono dare inizio ad un computo alla base di una sequenza nota a molti: quella di FIBONACCI.
Abbiamo infatti 1 RE, 1 RE, 2 RE, 3 RE, 5 Città, per un totale di 8 RE.
E’ semplice quindi, ottenere: 1-1-2-3-5-8 e vedere la legge tipicamente inserita all’interno dei processi Naturali e non solo, applicata per la prima volta al TEMPO.
Non solo, avendo l’accortezza di rapportare le “SOMME” temporali di ognuna delle 5 città, è possibile aggiungere, alle caratteristiche già descritte, quella che vuole ognuna delle “SOMME” in perfetto rapporto AUREO.
A questo punto vi chiederete che cosa vi sto descrivendo, ma soprattutto che cosa è la LISTA, se il TEMPO, millenni fa, veniva esposto con tali caratteristiche, ed io sono costretto a dirvi che, forse, la concezione del tempo di Todeschini, è l’unica ad inquadrare la Lista nel modo migliore.
Infatti, se il TEMPO fosse visto sostanzialmente come una forma ondulatoria molto simile al suono, potremmo dire che OTTO SUONI sono stati, nell’antichità, i CREATORI di 5 CITTA’, che, a questo punto, dovrebbero gettare la loro maschera ed apparire per quello che, da millenni, realmente sono e cioè: i 5 SOLIDI PLATONICI (Fig. n° 3).

Penso conosciate una scienza ingiustamente semiufficiale, come la Cimatica, poiché, in questo caso specifico, il tempo viene utilizzato alla stregua di un’armonia di suoni, utilizzata per creare un insieme geometrico, dalle caratteristiche auree ed in grado di rapportarsi, in modo frazionario, secondo la sequenza di FIBONACCI.
Dovremo quindi domandarci: il Tempo della Lista è solo “qualcosa” di impalpabile come siamo abituati a calcolare con i nostri orologi da polso, o “qualcosa“ di potenzialmente più sostanziale?
Dovremo farlo, soprattutto di fronte al computo totale in anni, posto al termine della Lista degli 8 RE, un computo che, come potete notare, nasce pregno di tutte le caratteristiche fin qui enunciate.
Sostanzialmente, potrei dirvi che millenni fa, qualcuno, codificò un ATTO CREATIVO CIMATICO di tipo TEMPORALE, in grado di palesarsi attraverso una geometria platonica dalle caratteristiche, sì soniche, ma soprattutto, (alla luce delle ultime scoperte quantistiche) energetico-vibrazionali.
Lo so, alla luce di tutto ciò, la scienza storcerà un po’ il naso, ma non potrà certo negare come e quanto impegno, negli ultimi decenni, ufficialmente, essa abbia profuso nella ricerca di quella famosa energia dello Z.P.E., diventata man mano: energia oscura, schiuma quantica, Campo di Higgs e non ultima Dark Matter.
E visto il suo immenso impegno nello sdoganare sotto altro nome l’ETERE, io spero che non sia completamente inutile un “aiutino” non ufficiale come il mio, attraverso il quale è possibile dedurre, come e quanto, il tempo sia responsabile di ciò che i nostri strumenti vedono, ma soprattutto di ciò che la nostra TECNICA ancora non vede.
Ed a proposito di ciò che non vede, è giunto il momento di passare ad una ”testimonianza“ conoscitiva millenaria, in grado di dirci, finalmente, che cosa sono quei fantomatici numeri “magici” di Ramanujan.

Uno Zodiaco di pura energia

Fig. n° 4 – Zodiaco di Denderah

Fig. n° 4 – Zodiaco di Denderah

Se oggi la nostra scienza si ritrovasse con i 241200 anni del computo mesopotamico, che ci farebbe?
Probabilmente “nulla”, vista la nostra tendenza a considerare il tempo: nulla, appunto. Eppure, 2000 anni fa, un sapere discutibile quanto volete, trasformò tale computo in esseri viventi, stelle e pianeti. Non ci credete?
Allora, nuovamente, dovrò catalizzare la vostra attenzione su un oggetto oggi custodito presso il museo del Louvre, comunemente chiamato: Zodiaco di Denderah (Fig. n° 4) ed appartenente al mondo egizio di 2000 anni fa.
Esso rappresenta la giusta evoluzione della Lista Sumera dei Re e la cerniera chiarificatrice, di una ”scienza”, un tempo in grado di vedere nel ”tempo”, delle caratteristiche forse, a noi oggi, non ancora chiare.
Brevemente: lo Zodiaco in questione ha, all’esterno 12 ESSERI, i quali, con le loro 24 braccia, circondano, sorreggendola, una visione cosmologica costituita da 72 corpi celesti, disposti in 5 zone, o cieli. Anche qui, come sopra, il vero messaggio di tale conoscenza astronomica, mostra alcune singolarità utili per finalizzare la mia TEORIA. Penso, infatti, abbiate già notato che il COMPUTO TOTALE SUMERO, ora, appare sintetizzato in modo ANTROPOMORFICO.
Osservate il computo della Lista privato dagli ZERO (2412): esso si è nuovamente trasformato, evolvendosi, aggiungendo alle sue precedenti capacità delle caratteristiche, direi, viventi, riassunte dalle 24 braccia consequenziali ai 12 Esseri, facendo presumere che, fra le sue possibilità camaleontiche, vi siano anche quelle genetiche. Non solo, il TEMPO a Denderah, si suddivide attraverso gli ESSERI in: 2\3 maschili ed 1\3 femminile, facendo intuire quali sono le vere necessità frazionarie del tempo mesopotamico.
Ora, il momento più importante del mio contributo è giunto, poiché, esattamente in quelle 24 Braccia egizie, è nascosto il vero SIGNIFICATO della TRINA NUMERICA del Ramanujan. Esse infatti sono l’ultimo tributo temporale, INVISIBILE (per ora) alla NOSTRA SCIENZA, comunque capace di ripercuotersi nella cosmologia egizia, attraverso 72 stelle e pianeti, questa volta VISIBILI alla nostra tecnica.
Sarebbe più giusto dire che il tempo in questione, dimensionalmente strutturato in modo numerico, detta, attraverso le 24 braccia egizie (888) le caratteristiche creative di un tipo di energia sonica, la quale si palesa sotto forma di corpi celesti.

Sostanzialmente, gli Egizi stanno “dicendo” che un atto creativo, partito solo temporalmente in Mesopotamia, grazie alla compartecipazione di OTTO DIMENSIONI è ora giunto nella realtà, sotto forma di materia, o LUCE, nel caso delle Stelle. Quella stessa Luce che decenni fa diede inizio, per la scienza, alla necessità di una Teoria del Tutto come quella delle Stringhe, nella quale, giustamente, Ramanujan faceva cenno ad OTTO DIMENSIONI, sintetizzabili attraverso le 24
Sarà, quindi doveroso presupporre che, nonostante l’intransigenza del sapere UFFICIALE, esso tutt’oggi senza saperlo, calpesta le orme di un sapere non UFFICIALE, presente sulla TERRA da sempre, in grado comunque, di essere trasmesso attraverso meccanismi non proprio canonici, ma non per questo disprezzabili.

Le TRE OTTAVE

Conscio di come l’estrema sintesi dei miei studi, possa mettere a dura prova chiunque, vorrei ora scusarmi anticipatamente, ponendo comunque l’accento su un FATTO incontrovertibile e cioè che l’Umanità, da SEMPRE, come ho constatato attraverso i miei studi, ed a tutte le latitudini, conscia o no, ha utilizzato le “capacità” temporali sopra descritte, in tutti i campi del suo scibile, compreso quello artistico, spirituale, costruttivo e sciamanico. Quindi, vorrei che gli unici esempi da me utilizzati per descrivere le suddette facoltà temporali, (per ovvie ragioni di “spazio e tempo”) fossero visti come la pallida testimonianza di una lunghissima serie di esempi che ho esaminato in altri contesti.
Inoltre, vorrei ingiustamente arrogarmi il vanto di suggerire al mondo della Fisica, la giusta simmetria dimensionale nella quale inserire la Teoria delle Stringhe, la quale non sarà fatta di 11 Dimensioni, bensì di Nove, poiché le OTTO DIMENSIONI temporali della Lista, convergono tutte verso una NONA, ….. centrale, ……la Nostra.
Solo così, gli esperti raggiungeranno quell’equilibrio dimensionale che, ormai da alcuni decenni, cercano.
Ed infine, se la Scienza vorrà vedere come veniva scolpita nella pietra, settecento anni fa, una STRINGA BOSONICA, credo sia il caso raggiunga il Labirinto di una basilica, quella di Collemaggio, che pochi anni fa mi insegnò, attraverso il suo Rosone Centrale, ad intuire come il tempo, oh scusate: DIO, ”CREA“.

Fig. n° 5 – Labirinto – Basilica di Collemaggio, L’Aquila

Fig. n° 5 – Labirinto – Basilica di Collemaggio, L’Aquila

QUI, TRE OTTO ASPETTANO TUTTI: SONO LE MIE TRE OTTAVE

Michele Proclamato

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PROTEZIONE CIVILE: A L’AQUILA BANCO DI PROVA PER TUTTO IL SISTEMA

Posted by admin On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS

protezionecivileL’Aquila, 29 dic 2009 - ”Il terremoto del 6 aprile a L’Aquila e’ stato l’evento piu’ impegnativo per la Protezione Civile, proprio perche’ ha coinvolto il capoluogo della Regione, un banco di prova, percio’, per tutto il sistema nazionale della Protezione Civile”. Lo sostiene, in una dichiarazione all’Asca, Fabrizio Curcio, direttore dell’ufficio emergenza della Protezione Civile, facendo il punto sui diversi impegni svolti dal Dipartimento durante il 2009. In questa occasione, aggiunge Curcio, il ‘’sistema ha reagito positivamente proprio perche’ il terremoto ha ”’testato’ il sistema della Protezione Civile” con un intervento ”tempestivo e rapido”. Ora comunque a L’Aquila sono state tolte tutte le tende e la situazione e’ migliorata con l’approntamento dei complessi antisismici sostenibili ecompatibili (Case) e i moduli abitativi provvisori (Map). Le scuole sono state riaperte tutte a settembre, come le altre in tutto il territorio nazionale: alcune sono state collocate in edifici preesistenti rafforzati ed altre in Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio).

Nel ripercorrere alcuni avvenimenti che hanno interessato quest’anno la Protezione Civile, il direttore dell’ufficio emergenza del Dipartimento ricorda alcune alluvioni che hanno specificamente interessato, a gennaio e febbraio, il nord Italia (in Lombardia la neve) e la Calabria, un evento, pero’, ” di minore impatto” rispetto a ”quello accaduto a L’Aquila”.

A Viareggio, poi, con l’uscita di Gpl da una ferrocisterna, si e’ verificato l’incidente cha e’ costato la vita a molte persone e per la frana avvenuta a Messina, nelle zone di Giampillieri e Scaletta, sono decedute circa trenta persone. ”E’ stato anche richiesto il nostro intervento”, conclude Curcio, per le nevicate, ed ora con le insistenti piogge, in Toscana ed in Emilia Romagna ‘’si sta lavorando per il rafforzamento del fiume Serchio”, per tamponare la falla che si e’ aperta nell’argine dello stesso corso d’acqua.

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L’AQUILA CANDIDATA A CAPITALE EUROPEA

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L’Aquila, 29 dic 2009 - “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il sottosegretario Gianni Letta sosterranno la candidatura della citta’ dell’Aquila a Capitale europea della cultura“. Lo ha reso noto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, leggendo in Aula una lettera della presidenza del Consiglio dei ministri a firma di Gianni Letta nella quale si accoglie la richiesta della Regione Abruzzo di lavorare per la candidatura dell’Aquila a Capitale europea della cultura che all’Italia spetta nel 2019. Il presidente Chiodi ha infatti spiegato che all’inizio di settembre, su indicazione dell’assessore alla Cultura Mauro Di Dalmazio, aveva inviato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una richiesta in tal senso. La risposta da Palazzo Chigi e’ arrivata solo dopo pochi giorni e Gianni Letta, a nome di Berlusconi, parla di “iniziativa eccellente“. “In passato - aggiunge Letta - hanno ricevuto tale investitura importanti citta’ italiane come Firenze, Bologna e Genova ed un’eventuale nomina dell’Aquila rappresenterebbe, dopo il G8, un’ulteriore vetrina internazionale di grande rilevanza per la citta’ stessa e per il suo territorio“. Nella lettera, inoltre, Letta specificava che il bando ufficiale per scegliere la Capitale europea della cultura nel 2019 verra’ pubblicato dal Governo nel 2012. Il presidente della Regione ha reso noto la sua iniziativa insieme con l’assessore Di Dalmazio dopo che il consigliere regionale Carlo Costantini ha presentato un emendamento alla Finanziaria per L’Aquila Capitale europea della cultura. “Apprezzo molto l’iniziativa di Costantini - ha detto Chiodi - perche’ essa s’inserisce perfettamente in un percorso che con Di Dalmazio ho avviato lo scorso settembre“.

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IL GIORNALE TEDESCO SUEDDEUTSCHE DEDICA DUE PAGINA AL CAPOLUOGO E A L’AQUILA CALCIO: “LO STADIO E’ RESTATO IN PIEDI”

Posted by admin On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS
Una delle pagine dedicate a L'Aquila su Sueddeutsche
Una delle pagine dedicate a L’Aquila su Sueddeutsche - CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

Il tempo passa ma all’estero L’Aquila e il suo terremoto restano sempre d’attualità. Nel giorno di Santo Stefano uno dei principali giornali tedeschi, il Sueddeutsche (paragonabile al nostro corriere della sera) dedica 2 pagine al capoluogo d’Abruzzo e a L’Aquila Calcio pubblicando anche alcune foto di Luca Ceccarelli. “Il calcio a L’Aquila si impegna per donare un po ‘di normalità.” Qui di seguito riportiamo una traduzione sommaria.. Difficilmente una casa è rimasto intatta durante il terremoto a L’Aquila. Solo lo stadio non ha avuto danni. La neve copre le rovine L’Aquila con uno strato di polvere, confondendo i contorni duri di decadenza in cui anche le rovine diventano pittoresche. Otto mesi sono passati dal terremoto, dal 6 Aprile, in cui la città e l’Abruzzo sono stati parzialmente distrutti. Il frenetico andare avanti nella settimana di Natale e i lavori di costruzione e di puntellamento sembrano nascondere le ferite . Le tende per i senza tetto sono state rimosse in tempo utile, prima dell’avvento dell’inverno, dopo tutto L’Aquila è pur sempre la città più fredda d’Italia. La vita va avanti in case di legno, molti aquilani ci vivono, gli altri stanno lavorando. Anche i negozi, i bar, i parrucchieri ecc si trovano in capanne di legno. Le cabine sono state collocate come una corona intorno al centro storico. Ma il Centro Storico de L’Aquila, l’orgoglio d’Abruzzo, con le sue cupole e le torri, gli uffici, le banche, i musei, è ancora una città fantasma. Fanno eccezione solo alcune strade: pericolo di collasso. Poco prima di Natale le Sorelle Nurzia hanno aperto nuovamente la loro caffetteria tradizionale presso la cattedrale in cuisi serve il storico Torrone e la famosa torta di Natale a base di mandorle e miele. L’apertura del Nurzia caffè viene celebrata come un segno visibile di rinnovamento in L’Aquila, come un primo passo verso la normalità: ci si può incontrare di nuovo, in cui è ci si è già incontrati. In caso contrario, se non si va al bar Nurzia, tutto ciò è possibile solo nello stadio. Il cuore della città è crollato, ma lo stadio è rimasto in piedi. E mentre L’Aquila è diventata una città fantasma il calcio giocato crea una piccolo momento di normalità che in mezzo alla distruzione solo il pallone e lo stadio possono garantire, e quindi è per molti un simbolo che in qualche modo va sempre. Anche dopo un terremoto, con 308 morti e 1600 feriti. Stadio di calcio come un luogo di incontro - Sembra un brutto scherzo“, dice Fabio Aureli, “proprio lo stadio è l’unico posto a L’Aquila, dove tutti possono incontrarsi di Domenica. Belle chiese antiche sono ancora chiuse, ma lo stadio è aperto. E’ fatiscente, ma lo era già prima del terremoto anche se in realtà non è stato mai chiuso“. Aureli, 27 anni, ha acquosi occhi azzurri, la testa calva, e il saluto, dice con orgoglio: “Io sono il più giovane dirigente generale del calcio italiano”. General Manager de L’Aquila Calcio, Lega quinta, Serie D, la cosiddetta “rete del campionato”, in cui dilettanti guadagnano un netto di trenta, quaranta mila euro all’anno. La Serie D è un campionato mimetizzato professionale in cui L’Aquila Calcio è approdata grazie alla Federcalcio. Dopo il terremoto della settimana di Pasqua, con due partite ancora mancante. L’Aquila era in testa nella tabella del girone E, la salita era abbastanza vicina da toccare prima che del 6 aprile e forse avremmo potuto celebrarla proprio a Pasqua. Poi tutto è crollato. Il Lunedi mattina alle tre e mezza. La capitale della regione Abruzzo è stata un caos, la vita che l’aveva riempita è stata spazzata via. Non c’erano più appartamenti, nessun lavoro, nessuna impresa, neanche il calcio. La FIGC, conclusa la stagione, ha promosso d’fficio L’Aquila Calcio alla serie successiva. I giocatori erano rimasti senza casa, come quasi tutti. E come quasi tutte le settimane hanno dormito in macchina, nel timore di ulteriori scosse. “Ogni volta in cui la terra ha tremato di nuovo, è stato un colpo alla bocca lo stomaco”, ha detto Fabio Aureli. La terra trema ache oggi a L’Aquila. Avete sentito questa notte? Lo si chiede anche al mattino, alla gente, quasi come saluto. A L’Aquila, parlerò dello strattone del mai-mondo turbato, come altrove, sul tempo. Lo stadio de L’Aquila Calcio è ricoperto di neve. Aureli ha il berretto e una giacca di spessa. Deve affrontare un centinaio di chilometri per andare sulla costa, a Tortoreto. Dove i giocatori, la maggior parte, sono alloggiati in hotel. A spese del governo. Di 22.000 senzatetto provenienti da L’Aquila, 13.200 vivono ancora in alberghi lungo l’Adriatico. 8.000 ospiti di parenti. 4.800 sono stati trasferiti in nuovi edifici in periferia, che il Primo Ministro Silvio Berlusconi per il suo 73esimo compleanno ha inaugurato nel mese di settembre. A L’Aquila chiamano questi edifici “case di Berlusconi”, come il Primo Ministro ha personalmente costruito. Il santo patrono del calcio si occuperà della ricostruzione - La squadra è in partenza oggi e con loro anche Giuseppe Taffo, uno dei proprietari di L’Aquila Calcio. Un aspetto a metà dei suoi anni Cinquanta, con un maglione di cashmere beige..Taffo corre sotto il Gran Sasso tramite, con i suoi 2900 metri la vetta più alta degli Appennini, e poi attraverso le montagne di nebbia. Aureli, che è seduto sul sedile posteriore, che passa attraverso gli ingressi per le tre squadre di L’Aquila Calcio. Con ogni nome Taffo chiede interessato: “90? 92? ‘93?” Queste sono le annate. Aureli dà il suo commento. La prima squadra che avrebbe dovuto incontrare un brasiliano che scoppiò il trasferimento all’ultimo minuto. Sembra il grande mondo del calcio, ma questa categoria è solo il trampolino di lancio…anche per gli imprenditori ambiziosi come Taffo. Egli lavora il marmo e ha un’impresa di pompe funebri, con una filiale a Roma. Ha per caso detto che aveva diretto il funerale di Stato per le vittime del terremoto. Dettaglio: ha riferito che la sua azienda è coinvolta nei lavori di ricostruzione. Scale e pavimenti in marmo per le case nuove, un contratto grasso. L’imprenditore Giuseppe Taffo è un buon esempio di come procedere dopo il disastro, almeno per alcuni. Appena al largo dalla costa del cielo il crack. All’orizzonte si può vedere lo scintillante Adriatico, blu come il mare è così fermo e immobile, come la neve e vento gelido e la nebbia apparteneva a un altro mondo. Invece di scogliere aspre, non ci sono oliveti, attraverso il quale si snoda la strada al campo di allenamento, un posto con erba verde anche in inverno. L’Aquila Calcio si allena a fatica con magliette che vanno dal rosso al giallo, un sacco di corsa e tattica. Successivamente Taffo ha salutato i giocatori. Egli li chiama per nome, loro invece lo chiamano “Presidente”. Questa è l’Italia. A Milano, a Roma o in un campo di allenamento ricavato in un piccolo paese tra gli orti e gli ulivi, sulla costa orientale: ovunque ci sia un uomo che è il presidente e un allenatore che è il “Mister”. Durchmaschieren con Villa- Il Presidente, il Direttore generale e il kitman desiderano effettuare il grande salto: il salto al campionato professionistico. Dobbiamo riportare la squadra nel campionato professionistico. Ride di nuovo. questa volta la promozione dobbiamo conquistarla sul campo, è questo l’obiettivo. L’Aquila deve tornare a volare guidata da Marco Villa, il capitano. Villa, 31 anni, un piccolo tedesco-italiano, ha passato i suoi anni migliori tra i professionisti. Ha giocato per Bayer Uerdingen, in Moenchengladbach. A 18 anni Villa è stato il più giovane marcatore della Bundesliga Borussia. Poi, non si sa come, si è stoppato. Un viaggio in Austria, uno dei Panathinaikos Atene, uno a 1 FC Nürnberg come riserva, poi andò in Italia. Arezzo, Spal Ferrara, L’Aquila. “E qui è tornato Villa meraviglia. Siamo nel campionato dilettanti, ma tutti si comportano come se fosse il grande mondo del calcio”. Due stazioni televisive locali per accompagnare i giocatori provenienti da L’Aquila a ogni passo, una dozzina di giornalisti locali tra i loro seguaci. “Siamo trattati come le stelle, proprio perché siamo giocatori di calcio”, ha detto Villa, “la categoria alla gente non interessa. qui ci chiedono solo di vincere”. Il calcio è molto più importante nella vita quotidiana in Italia che in Germania. Forse perché è il pilastro della vita quotidiana italiana. Quando tutto sta cadendo a pezzi, si può ancora giocare. Due giorni dopo il terremoto, nonostante le morti, nonostante si fosse senza vestiti (sono rimasti nelle case crollate quando sono fuggiti) c’erano già i bambini che giocavano. Due giorni dopo il disastro, poteva essere nella città, nella tenda o davanti alla caserma enorme L’Aquila si potevano vedere ragazzi giocare a calcio. Non avevano casa, ma avevano trovato da qualche parte una palla. Hanno giocato in calzini, perché le scarpe sono rimaste sotto le macerie. Marco Villa cinque giorni dopo il sisma è stato in caserma della Guardia di Finanza (dove si è svolto il G-8 Summit) e ha partecipato come capitano di L’Aquila Calcio ai funerali delle vittime. La parte peggiore, dice Villa, erano le bare bianche dei bambini che avevano buttato nel buio i loro genitori. Villa non dice che è stato di recente a un funerale in uno stadio di calcio. Ha condotto la vedova di Robert Enke di Hannover 96 nello stadio e ha sostenuto la sua durante il servizio funebre. Marco Villa è stato il migliore amico Robert Enke. Ha visto tutto questo anno. Alcuni anni sono così. La tristezza arriva, la paura rimane - Non c’è posto per la tristezza nel calcio, perché con il calcio si dimenticano le ferite delle pareti. E’ il suo compito. Tutti i giocatori de L’Aquila Calcio si dichiarano felici di essere in grado di giocare di nuovo. Subito dopo la catastrofe sono ripartiti con le amichevoli e le partite di beneficenza in cui si cercava di dare il massimo perchè la gente pagava Dopo aver giocato anche se L’Aquila 15 Euro (per le donne di cinque) . Maurizio Ianni, 35 anni, difensore de L’Aquila Calcio e aquilano da sempre. Ianni vissuto con altre persone senza fissa dimora in albergo. Suo fratello è stato preso poco prima di Natale in una casa di Berlusconi, “molto confortevole”, dice il giocatore. Lui si sta costruendo una casa in legno, 80 metri quadrati, vicino alla dimora originale, perchè purtroppo non è rientrato nel progetto C.A.S.E.. Maurizio Ianni ha dichiarato di apprezzare di più la vita dopo il terremoto e ora le “piccole cose non sono così importanti per me.” Il compagno di squadra Nicola Di Francia, un gigante biondo, sarcastico e lingua tagliente, rientrato nella sua casa: “mentre in realtà è vietata. Ma che cosa accadrà?” Il 19-year-old Matthias Rossi fa una smorfia, quando lo sente. Vive con i suoi genitori in una caserma di carabinieri, a prova di sisma. “Eppure ho paura. Ogni piccolo tremore della terra si va nel panico.” Ogni giorno Di Francia e Rossi vanno insieme da L’Aquila alla costa per allenarsi. La maggior parte degli aquilani fanno il percorso inverso: dalla costa alla capitale per lavorare. Se hanno un lavoro. Un quarto della popolazione è ancora in attesa per il ritorno al lavoro. Nella quarta domenica di campionato gli adetti de L’Aquila Calcio rimuovono la neve dal loro stadio. Altrove, anche in Premiership, non si sarebbe giocato, ma non in Abruzzo. Non a L’Aquila. L’unica vergogna di questa Domenica a L’Aquila è la sconfitta contro la squadra Bojano 1:3. Dopo un gol di Villa. Il pavimento è ricoperto di ghiaccio, in tribuna solo scuotere 800 fedeli scalda l’ambiente. Anche questo è normale: in casa contro una squadra perdente in inferiorità numerica su un prato che non è un prato di più. “Scusi lei, il pubblico!” Bellows il Presidente dopo. “Per le persone che si sono congelate per te!” Congelamento volontario, relativa alla posizione, a cadere in una partita davvero. Sono personaggi meravigliosi gli aquilani. Il loro significato: L’Aquila tutto come al solito. Almeno nello stadio.

Das Stadion blieb stehen

Fußball in L’Aquila - Der Fußball des Fünftligisten L’Aquilla Calcio verspricht inmitten der vom Erdbeben zerstörten Abruzzenstadt ein bisschen Normalität.

Kaum ein Haus blieb bei dem Erdbeben in L'Aquila heil. Nur das Stadion blieb stehen. Foto: AFP
Kaum ein Haus blieb bei dem Erdbeben in L’Aquila heil. Nur das Stadion blieb stehen. Foto: AFP

Der Schnee überzieht L’Aquilas Ruinen mit einer Pulverschicht, verwischt die harten Konturen des Verfalls, bis sogar die Trümmerhaufen malerisch erscheinen. Acht Monate sind vergangen, seitdem ein Erdbeben am 6. April die Stadt in den Abruzzen zerstörte, hektisch gehen auch in der Weihnachtswoche die Aufbauarbeiten voran. Die Zelte für die Obdachlosen wurden rechtzeitig vor dem Wintereinbruch abgetragen - immerhin ist L’Aquila die kälteste Stadt Italiens. Das Leben geht in Holzhäusern weiter, viele wohnen darin, andere arbeiten. Es gibt Frisörsalons in Holzhütten, Kaffeebars, Versicherungsbüros. Die Holzhütten haben sich wie ein Kranz um die Altstadt gelegt, aber das Centro Storico selbst, der Stolz der Abruzzen mit seinen Kuppeln und Türmen und wuchtigen Palazzi ist immer noch eine Geisterstadt. Unbewohnbar und bis auf wenige Straßen nicht zu betreten: Einsturzgefahr. Immerhin haben kurz vor Weihnachten die Sorelle Nurzia ihr traditionsreiches Café am Dom wieder eröffnet, wo Torrone serviert wird, der klassische Weihnachtskuchen aus Mandeln und Honig. Die Öffnung des Cafés Nurzia wird als sichtbares Zeichen für den Neuanfang in L’Aquila gefeiert, als erster Schritt in die Normalität: Man kann sich jetzt wieder treffen, wo man sich schon vorher traf. Ansonsten geht das nur im Stadion. Ringsumher stürzte die Welt ein, doch das Stadion blieb stehen. Und während L’Aquila zur Geisterstadt verfiel, wurde mit einer kleinen Unterbrechung weiter Fußball gespielt. Nur der Fußball garantierte inmitten der Zerstörung so etwas wie Normalität, und deshalb ist er für viele ein Symbol dafür, dass es irgendwie immer weitergeht. Auch nach einem Erdbeben mit 308 Toten und 1600 Verletzten. Fußballstadion als Ort zum Treffen “Es klingt wie ein schlechter Witz”, sagt Fabio Aureli, “ausgerechnet das Stadion ist der einzige Ort in L’Aquila, wo sich am Sonntag alle begegnen können. Die schönen alten Kirchen sind noch geschlossen, das Stadion aber ist offen. Dabei war es schon vor dem Erdbeben so baufällig, dass es eigentlich geschlossen gehörte.” Aureli, 27, hat wasserblaue Augen, eine Glatze, und zur Begrüßung sagt er stolz: “Ich bin der jüngste Generaldirektor im italienischen Fußball.” Generaldirektor bei L’Aquila Calcio, fünfte Liga, Serie D, die sogenannte “Nettoliga”, in der Amateure spielen, die aber um dreißig-, vierzigtausend Euro im Jahr verdienen - netto. Die Serie D ist eine getarnte Profiliga, in die L’Aquila Calcio nur hineingeraten ist, weil der Fußballverband ein Einsehen hatte. Nach dem Erdbeben in der Osterwoche fehlten noch zwei Spieltage. L’Aquila stand oben in der Tabelle der Serie E, der Aufstieg war zum Greifen nah vor dem 6.April, vielleicht hätte man Ostern feiern können. Und dann brach alles zusammen, am Montagmorgen um halb vier. Der Hauptort der Region Abruzzen war ein Trümmerfeld, das Leben, das ihn erfüllt hatte, ausgelöscht. Es gab keine Wohnungen mehr, keine Arbeit, keine Geschäfte - keinen Fußball. Der Verband beendete die Saison von L’Aquila Calcio vorzeitig und hievte den Klub in die nächsthöhere Liga. Die Spieler waren obdachlos wie fast alle. Und wie fast alle schliefen sie wochenlang im Auto, aus Angst vor weiteren Beben. “Jedes Mal, wenn die Erde wieder zitterte, war es ein Schlag in die Magenkuhle”, sagt Fabio Aureli. Die Erde zittert in L’Aquila bis heute. Hast du es heute Nacht gemerkt?, fragen sich die Leute morgens zur Begrüßung. In L’Aquila wird über das Ruckeln der ewig unruhigen Erde geredet wie anderswo über das Wetter. In der Geschäftsstelle von L’Aquila Calcio, einem überheizten Kabuff im Erdgeschoss des verschneiten Stadions, setzt Aureli sich die Mütze auf und zieht die dicke Jacke an. Er will zum Training, hundert Kilometer weiter an die Küste, nach Tortoreto. Dort sind die meisten Spieler in Hotels untergebracht. Auf Staatskosten. Von 22.000 Obdachlosen aus L’Aquila leben heute noch 13.200 in Hotels an der Adria. 8000 sind bei Angehörigen untergekommen. 4800 haben Neubauten am Stadtrand bezogen, die Regierungschef Silvio Berlusconi an seinem 73. Geburtstag im September eingeweiht hat. Die Aquilaner nennen diese Neubauten “Berlusconis Häuser”, als habe der Ministerpräsident sie persönlich gebaut. Der Fußballpatron kümmert sich um den Wiederaufbau Zum Training fährt heute auch Giuseppe Taffo, einer der Besitzer von L’Aquila Calcio. Ein zurückhaltender Mittfünfziger mit beigem Kaschmirpullover und roter Lesebrille, der in Richtung Küste rast, als gäbe es kein Morgen. Er schnallt sich noch nicht mal an. Was soll schon passieren? Es ist ja alles schon passiert. Taffo braust unter dem Gran Sasso hindurch, mit seinen 2900 Metern der höchste Gipfel des Apennin, und dann durch die nebelverhangene Gebirgslandschaft. Mit Aureli, der auf der Rückbank sitzt, geht er die Zugänge für die drei Mannschaften von L’Aquila Calcio durch. Bei jedem Namen fragt Taffo interessiert: “90er? 92er? 93er?” Das sind die Jahrgänge. Und Aureli gibt seinen Kommentar. Zur ersten Mannschaft sollte eigentlich ein Brasilianer stoßen, der Transfer platzte in letzter Minute. Das hört sich an wie in der großen Fußballwelt, ist aber Serie D, das Sprungbrett für ehrgeizige Provinzunternehmer wie Taffo. Er macht in Marmor und hat ein Bestattungsunternehmen mit einer Filiale in Rom. Beiläufig erzählt er, dass er das Staatsbegräbnis für die Erdbebenopfer ausgerichtet habe. Ausführlich berichtet er, dass seine Firma an den Wiederaufbauarbeiten beteiligt ist. Marmortreppen und Fußböden für die neuen Häuser, ein fetter Auftrag. Auch der Unternehmer Giuseppe Taffo ist ein gutes Beispiel dafür, wie es nach dem Desaster weitergehen kann, jedenfalls für manche. Knapp vor der Küste reißt der Himmel auf. Am Horizont sieht man die Adria glitzern, hellblau liegt das Meer da, so still und bewegungslos, als gehörten Schnee und Eiswind und Nebel zu einer anderen Welt. Statt schroffer Felsen gibt es hier Olivenhaine, durch die sich der Weg zum Trainingsplatz schlängelt, einem Platz mit grünem Rasen sogar im Winter. L’Aquila Calcio trainiert schon, rote Hemden gegen gelbe, viel rennen, viel rackern. Später begrüßt Taffo die Spieler. Er nennt sie beim Vornamen, sie nennen ihn “Presidente”. Das ist so in Italien, in Mailand, in Rom oder auf einem Trainingsplatz zwischen Gemüsegärten und Olivenbäumen an der Ostküste: Überall gibt es einen Patron, der ist der Präsident, und einen Trainer, der ist der “Mister”. L’Aquila Calcio hat gleich drei Präsidenten, zudem einen Zeugwart, der keinen Titel hat, sondern einfach Gaetano heißt. Er wurde zum Zeugwart befördert, weil er am Morgen nach dem Erdbeben gleich mit einem geliehenen Kleinlaster nach L’Aquila fuhr, als freiwilliger Helfer. Gaetano bot sich dem Fußballklub an. “Mein Gott, ein Erdbeben in L’Aquila!”, sei sein Gedanke gewesen. “Und was wird jetzt aus dem Fußball?” Für ihn war das die Priorität. Mit Villa durchmaschieren Die Präsidenten, der Generaldirektor und der Zeugwart wollen den ganz großen Sprung schaffen: den Sprung in die Profiliga. Wieder steht nämlich L’Aquila oben in der Tabelle, nur dass man jetzt schon eine Liga weiter ist als noch im Frühling. Wieder Aufstieg, diesmal auf dem Rasen, das ist das Ziel. L’Aquila soll nicht nur fliegen, die Mannschaft mit dem Adler soll durchmarschieren. Geführt von Marco Villa, dem Kapitän. Villa ist 31, ein schmaler Deutsch-Italiener, er hat seine besten Profijahre hinter sich. Er spielte bei Bayer Uerdingen, in Mönchengladbach, als 18-Jähriger war Villa der jüngste Bundesligatorschütze für die Borussia. Danach kam dann nicht mehr viel. Ein Abstecher nach Österreich, einer zu Panathinaikos Athen, einer zum 1. FC Nürnberg als Reservist, danach ging er nach Italien. Arezzo, Spal Ferrara, L’Aquila. “Und hier”, wundert sich Villa, “sind wir in der Amateurliga, aber alle benehmen sich, als wäre es die große Fußballwelt.” Zwei lokale Fernsehsender begleiten die Spieler aus L’Aquila auf Schritt und Tritt, ein Dutzend Lokaljournalisten gehört zu ihrem Gefolge. “Wir werden behandelt wie Stars, nur weil wir Fußballer sind”, sagt Villa, “welche Liga, danach fragen die Leute nicht.” Fußball sei im Alltag von Italien viel wichtiger als in Deutschland. Vielleicht, weil er die Säule des italienischen Alltags ist? Wenn alles aus den Fugen gerät, kann man noch spielen. Zwei Tage nach dem Erdbeben, als noch längst nicht alle Toten geborgen waren und die Menschen das auf dem Leibe trugen, was sie anhatten, als sie aus ihren einstürzenden Häusern flüchteten - zwei Tage nach der Katastrophe konnte man in der Zeltstadt vor der großen Kaserne von L’Aquila die Jungen Fußball spielen sehen. Sie hatten kein Zuhause mehr, aber sie hatten irgendwo einen Ball gefunden. Sie spielten auf Socken, denn ihre Schuhe waren in den Trümmern geblieben. Marco Villa war vier Tage nach dem Beben in der Kaserne, wo später der G-8-Gipfel stattfinden sollte. Er nahm als Kapitän von L’Aquila Calcio am Begräbnis der Opfer teil. Das Schlimmste, sagt Villa, seien die weißen Särge der Kinder auf den dunklen der Eltern gewesen. Villa sagt nicht, dass er vor kurzem auf einer Beerdigung in einem Fußballstadion war. Er führte die Witwe von Robert Enke in das Stadion von Hannover 96 und stützte sie während der Trauerfeier. Marco Villa war Robert Enkes bester Freund. Er hat in diesem Jahr alles Mögliche gesehen. Manche Jahre sind so. Die Traurigkeit geht, die Angst bleibt Es gibt keinen Platz für die Traurigkeit im Fußball, denn der Fußball soll schließlich die Trauer an die Wand spielen. Das ist seine Aufgabe. Alle Spieler von L’Aquila Calcio, sie alle sagen, sie seien froh gewesen, wieder spielen zu können. Sie spielten gleich nach der Katastrophe weiter, Freundschaftsspiele, Benefizspiele. Sie sagen auch, ihre Anhänger seien nun “viel friedlicher”. Denn auch wenn L’Aquila in der fünfte Liga spielt, wo ein Tribünenplatz 15 Euro (für Frauen fünf) kostet - der Klub hat organisierte Tifosi, die rabiat werden konnten. Jetzt aber nicht mehr, sagt Maurizio Ianni, 35, Verteidiger, einmal L’Aquila, immer L’Aquila. Ianni lebt mit anderen Obdachlosen im Hotel. Sein Bruder ist kurz vor Weihnachten in ein Berlusconi-Haus gezogen, “sehr komfortabel”, sagt der Spieler. Er selbst baue an einem Holzhaus, 80 Quadratmeter, unweit der ursprünglichen Wohnung, die könne er leider noch nicht betreten. Maurizio Ianni erklärt, er nehme das Leben nach dem Erdbeben leichter als früher, “Kleinigkeiten sind mir nicht mehr so wichtig”. Teamkollege Nicola Di Francia, ein blonder Hüne, spöttisch und spitzzüngig, ist wieder in sein Haus eingezogen: “Es ist zwar eigentlich verboten. Aber was soll passieren?” Der 19-Jährige Matthias Rossi zuckt zusammen, wenn er das hört. Er wohnt mit seinen Eltern in einer Carabinieri-Kaserne, erdbebensicher. “Und trotzdem habe ich Angst. Ich werde sie einfach nicht los. Bei jedem kleinen Zittern der Erde bekomme ich Panik.” Jeden Tag fahren Di Francia und Rossi gemeinsam von L’Aquila zum Training ans Meer. Die meisten Aquilaner haben den umgekehrten Weg: Von der Unterkunft an der Adria zum Arbeitsplatz in L’Aquila. Wenn sie Arbeit haben. Ein Viertel wartet noch auf die Rückkehr in den Job. Pünktlich zum vierten Advent räumen die Männer von L’Aquila Calcio den Schnee aus ihrem Stadion. Anderswo werden wegen des Winterwetters Erstligaspiele abgesetzt, in den Abruzzen aber wird gespielt. Auch dieser Sonntag ist in L’Aquila ein ganz normaler Sonntag, schade nur, dass die Mannschaft gegen Bojano 1:3 verliert. Nach einem Tor von Villa schießen die Gäste gleich drei. Der Boden ist vereist, auf der Tribüne zittern nur die 800 Treuesten der Getreuen. Und die pfeifen die eigenen Spieler aus. Auch das ist Normalität: zu Hause verlieren gegen eine Mannschaft in Unterzahl auf einem Rasen, der kein Rasen mehr ist. “Entschuldigt euch beim Publikum!”, zetert nachher der Präsident. “Bei Menschen, die für euch gefroren haben!” Freiwillig auf dem Stehplatz festfrieren, ein Spiel so richtig verkrachen, Pfiffe kassieren. Das sind wunderbare Zeichen. Sie bedeuten: In L’Aquila alles wie gehabt. Zumindest im Stadion.

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PRECARI PROVINCIA: C’E’ ANCORA MOLTO DA FARE

Posted by admin On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS

precariL’Aquila, 29 Dic 2009 - Ieri, nell’incontro fissato in Provincia a seguito della richiesta dei sindacati, si è avuta una prima risposta positiva in relazione alla stabilizzazione dei precari. I dodici addetti alla formazione professionale, tutti assistiti dalla UGL, verranno assunti a tempo indeterminato. Tale risultato è arrivato dopo mesi di duro confronto con l’Amministrazione Provinciale che, solo alla fine ed al cospetto di ricorsi legali già pronti, si è decisa a riconoscere i diritti maturati da persone che operano nel settore da più di dieci anni.

L’Amministrazione Provinciale, purtroppo, sembra restia a stabilizzare altri 26 lavoratori che operano da anni presso i centri per l’impiego ed in altri settori dell’ente. Questi lavoratori, tutti ex co.co.co, hanno i requisiti per la stabilizzazione in base alle finanziarie 2007 e 2008 ma, al momento attuale, trovano la chiusura da parte dell’amministrazione. Eppure altre amministrazioni come quelle di: Ascoli Piceno, Lecce, Taranto, Pisa ecc ecc hanno stabilizzato persone con analoghi requisiti. Ci auspichiamo che, entro il 31 Dicembre (termine ultimo previsto per legge), la Presidente manifesti la concreta volontà politica di stabilizzare queste persone che, avendo superato tutte le proroghe contrattuali previste dall’attuale normativa, si troverebbero, già nel 2010, in mezzo ad una strada dopo aver lavorato per anni ed anni per conto della Provincia dell’Aquila.

Ufficio Stampa

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MESSA DI FINE ANNO IN PIAZZA D’ARMI

Posted by admin On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 29 Dic 2009 - Giovedì 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Molinari presiederà, con inizio alle 20,30 nella tensostruttura allestita in Piazza d’Armi la celebrazione, in rendimento di grazie, al termine della 42^ Marcia della Pace. Concelebreranno il vescovo ausiliare mons. D’Ercole, il vescovo di Pavia e Presidente di Pax Christi mons. Giudici, il vescovo di Lodi e Presidente della Caritas mons. Merisi, il vescovo di Ivrea e Presidente della Commissione Episcopale C.E.I. per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, mons. Miglio.
La liturgia sarà animata dai partecipanti alla Marcia, organizzata quest’anno a L’Aquila dalla CEI con la Caritas Italiana e Pax Christi, con i canti guidati dal Coro Diocesano dei giovani della diocesi dell’Aquila.

Nel giorno successivo, venerdì 1° gennaio, nella chiesa di San Francesco di Assisi in Pettino con inizio alle 18,30, l’Arcivescovo MOLINARI presiederà il Pontificale nella Solennità di Maria Madre di Dio, durante il quale, attraverso l’antichissimo Canto del Veni Creator, intonato nella versione gregoriana dalla Cappella Musicale di San Massimo che animerà la liturgia, invocherà il soccorso dello Spirito Santo sul nuovo anno. La Santa Messa sarà concelebrata dal Vescovo Ausiliare Mons. Giovanni D’ERCOLE e animata dall’Ufficio Liturgico Diocesano.

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PUNTATA MONOGRAFICA AL “SETTIMANALE” DEL TGR ABRUZZO SUL TERREMOTO

Posted by admin On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS

L’Aquila, 29 Dic 2009 - Dolore e speranza, dalla tragedia del 2009 alla auspicata ripresa dell’Aquila nel 2010. Sabato 2 gennaio puntata monografica del “Settimanale” Tgr Abruzzo,in onda a partire dalle ore 12,25 su Rai Tre. Saranno riproposti i servizi piu’ significativi trasmessi durante l’anno che sta per concludersi. Dalle prime scosse, alla terribile notte del 6 aprile; la straordinaria catena umanitaria;i Grandi del Mondo in Abruzzo;le tendopoli,la ricostruzione;le azioni per la rinascita. Il racconto della tragedia avra’ come filo conduttore la grande dignita’ del popolo aquilano che con caparbieta’ ed umilta’ vuole concretizzare la speranza di far ritornare a volare L’Aquila. Un impegno che sara’ sostenuto dalla “squadra Rai”, costantemente al fianco della gente d’Abruzzo, dice il caporedattore Domenico Logozzo.

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L’AQUILA RUGBY OSPITE A “COMINCIAMO BENE” SU RAI 3

Posted by admin On dicembre - 29 - 2009 ADD COMMENTS

img_8480L’Aquila, 29 dic 2009 - La ‘Ferla L’Aquila Rugby’ sara’ ospite di “Cominciamo bene”, la trasmissione, condotta da Fabrizio Frizzi ed Elsa Di Gati, in onda domani alle ore 10.00 su Rai Tre. “Grazie al profondo rapporto di stima venutosi a creare a seguito del terremoto tra Fabrizio Frizzi e Pino Alleva, per la seconda volta nel giro di pochi mesi questa trasmissione ci da’ la possibilita’ di esporre le nostre problematiche, i nostri progetti e le nostre aspettative per il futuro”, ha affermato il direttore marketing Marco Molina. “Ringrazio veramente - aggiunge - il sig. Frizzi, oramai membro della grande famiglia dell’Aquila Rugby 1936, e Pino per aver creato questo momento di visibilita’ fondamentale per far comprendere che L’Aquila e la sua squadra di rugby ci sono e vogliono tornare ad essere protagoniste insieme”. (AGI

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6 Aprile 2009 3.33 Reset - Sito ad aggiornamento aperiodico ai sensi della Legge n. 62 del 07.03.2001 - Le fotografie firmate contenute nel sito sono di propriet degli autori, per il loro uso e la loro pubblicazione necessario chiederne espressa autorizzazione. Alcune delle foto presenti sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Email: info@laquilanuova.org

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