Si chiama “Aquilakalo’s”, serve a garantire alla Chiesa una presenza attiva nella ricostruzione della città dopo il terremoto. Alla presidenza il vescovo ausiliare Giovanni D’Ercole, che ora dice: “Lascio la presidenza, non voglio grane”
Di Antonello Caporale – Da Repubblica – L’AQUILA – “Aspettano i soldi, ma se non c’è il seme…”. Il seme. Un’idea, un piano di rinascita, un progetto di ricostruzione. La classe politica aquilana non ce l’ha, la Chiesa sì. Idee chiare, cioè un master plan, e strumenti innovativi per un vescovo: una società privata, una srl, con il compito di costruire e vendere, chiedere finanziamenti e concederne. Lottizzare, espropriare, partecipare ad affari con altre società, ricevere naturalmente contributi statali, anche utilizzando l’istituto della concessione, e – insomma – erogare servizi di “global service”.
Nata tre giorni prima di Natale dell’anno scorso “Aquilakalo’s srl” ha un capitale sociale di diecimila euro, la sede presso la Curia arcivescovile e un presidente del consiglio di amministrazione che è il vescovo ausiliare della città: Giovanni D’Ercole. Nel consiglio un giovane sacerdote e un imprenditore locale. D’Ercole è il rappresentante del Vaticano inviato a L’Aquila per garantire alla Chiesa la presenza attiva nella ricostruzione della città, opera che non è stata ritenuta alla portata dell’arcivescovo titolare, l’anziano Giuseppe Molinari.
E D’Ercole ci sta riuscendo. Ogni giorno i suoi uffici sfornano progetti e piani di investimento. Indicano aree su cui costruire, terreni da preservare. È un vescovo del fare: “Ho ancora tredici milioni da spendere, sono soldi della Caritas, e il municipio non mi spiega, non indica dove, non mi dà la possibilità di investirli per il bene della comunità. Ho dato un ultimatum: entro giugno devono darmi le autorizzazioni, altrimenti li rimando via”. Nel master plan che la Curia sotto la sua direzione ha prodotto (Piano strategico di restauro e rifunzionalizzazione del centro storico) le idee fondanti della rinascita sono stese attorno ad assi strategici e gli interessi ecclesiastici delineati con chiarezza. “Quasi tutto il patrimonio artistico è nostro”. Chiese e monumenti, ma anche negozi, e case, e terreni. Dunque e perciò: lottizzazioni e investimenti.
D’Ercole è giovane, a suo agio con la tv (ha condotto per anni in Rai un programma religioso) e le pubbliche relazioni. Ora il grande passo: l’attività immobiliare complessiva, un’attività quasi commissariale in una città ancora stordita. Le carriole a testimoniare la protesta dei residenti per l’inerzia della classe politica, i puntellamenti a fotografare uno stallo incomprensibile. È questo il clima che consiglia alla Curia di far da sola, avanzare anziché attendere. Una srl con cui prendere le misure dei progetti e tenerli nelle proprie mani. La società del vescovo. “Non è così, mi sono dimesso”. Dimesso? Dalla visura camerale non risulta, fino a tre giorni fa era lei il presidente. “Da domani non lo sarò più”. Domani vedremo. “Solo tre mesi sono stato alla guida (sei, secondo le visure, ndr) e non ho intenzione di ritrovarmi impelagato tra due o tre anni in qualche cosa”.
La Curia adesso ha sede in un’area industriale, come una linda fabbrichetta della periferia abruzzese. Al pian terreno si opera per il bene comune. È un open space: “Venga, le mostro il nostro grande ufficio tecnico”. Geometri, ingegneri, architetti. Sviluppo edilizio, piani di recupero, restauri, ma anche valorizzazioni fondiarie, piani urbanistici. Preghiere e mattoni. Al primo piano c’è lui, D’Ercole: “Sa quanta gente è passata in questa stanza offrendomi sponsorizzazioni?”. Si riferisce a imprenditori che si proponevano alla chiesa per prendersi cura, gratuitamente, dei suoi edifici di culto? “Uno scambio: io ti offro questo e tu un domani mi dai quest’altro. Ma non si può fare. Ci sono le gare d’appalto, massima legalità e trasparenza. Così ci siamo dotati di questa società di servizi, consigliati da persone competenti. Anche altre diocesi lo fanno”. Non s’era mai visto un vescovo a presiedere una srl. “Io mi dimetto, lascio”. Lascia a chi? “A un sacerdote. È chiaro che il controllo resta qui dentro. Adesso ci stiamo specializzando nella diagnostica ingegneristica”.
Idee avanzate. “Tre miliardi e mezzo, ed è una cifra sottostimata, la valutazione dei nostri beni da ricostruire. È una bella cifra a cui noi dobbiamo rispondere con efficienza e puntualità”. Profilo da imprenditore: “Oggi L’Aquila è una città conosciuta in tutto il mondo. È un’occasione pubblica che dovremmo raccogliere al volo invece di piangerci addosso. Stiamo divenendo antipatici con la richiesta quotidiana di aiuti, i soldi ci sono ma servono prima le idee”.
I semi della Curia sono raccolti in cento pagine. E il sindaco dell’Aquila? “Fa troppe cose: la maggioranza e l’opposizione. L’uno e il suo doppio. Dovrà scegliere: o di là o di qua”. Fin troppo chiaro. La Chiesa corre, il vescovo prega e promette opere di bene. Si prenderà cura delle anime e anche del resto. Per l’appunto, un global service.
IL SINDACO: “IL COMUNE HA LE IDEE BEN CHIARE SU RICOSTRUZIONE“ – Il Comune ha le idee chiare sulla ricostruzione e sullo sviluppo della città. A tal punto che, oltre ad aver prodotto rapidamente quei provvedimenti necessari per mettere in condizioni i proprietari di sistemare le proprie case, la Municipalità è estremamente determinata a rifiutare il ruolo di “sportello” obbligato a rilasciare autorizzazioni e licenze a chiunque, senza programmazioni e pianificazioni ragionate, vagliate e approvate dal Consiglio comunale.
Ritengo opportuno fornire queste precisazioni ad alcune affermazioni del Vescovo ausiliare, Monsignor Giovanni D’Ercole, contenute in un articolo pubblicato oggi da un importante quotidiano nazionale.
Non entro, naturalmente, nel merito delle attività condotte dalla Curia aquilana. Mi limito a fornire la posizione del Comune, laddove chiamato in causa. Premetto che con la stessa Arcidiocesi, così come la Caritas e con le altre associazioni e istituzioni che hanno effettuato o che gestiscono le generose donazioni inviate alla città, c’è una forte collaborazione.
Tuttavia, sulla questione della proprietà delle aree a suo tempo occupate per la realizzazione dei complessi antisismici, e che non sono state utilizzate, ci sarà un incontro a Roma il primo luglio, alla presenza anche del Commissario per la ricostruzione. Una volta definita la vicenda del passaggio di proprietà al Comune, si decideranno gli interventi già previsti per i terreni eventualmente da destinare a opere edilizie di carattere sociale e quelli da restituire ai proprietari. Quanto alle aree di proprietà della Chiesa, siamo pienamente convinti di perfezionare le intese con la Curia per il migliore utilizzo delle stesse. Se invece ci riferiamo a terreni e ad autorizzazioni di competenza comunale, è bene che si chiarisca una volta per tutte che la riprogrammazione della città non può passare per concessioni indiscriminate. I problemi della città temporanea, quella costruita per l’emergenza, per dare un tetto alla maggior parte di coloro che l’avevano perso a causa del sisma, sono stati in gran parte affrontati. In questa ottica, intendo sottolineare che i circa 100 contributi al giorno rilasciati dal Comune per la riparazione delle case costituiscono una chiara risposta a chi continua a insistere sulla lentezza del nostro ente, attraverso delle osservazioni stucchevoli, retoriche e infondate. Ora, però, è venuto il momento di ridisegnare la città definitiva del dopo terremoto. E ciò va fatto attraverso delle regole certe (gli avvisi comunali e della struttura tecnica di missione per la ricostruzione delle case nel centro storico, pubblicati a tempo di record, ne sono una testimonianza), una pianificazione corretta, coerente e soprattutto con il confronto con la città. A chiudere il cerchio, sarà il Consiglio comunale, con l’approvazione dei provvedimenti.
Non intendiamo in alcun modo lasciare a chi verrà una città in cui si è ricostruito a caso, senza raziocinio, senza logica, senza il rispetto del buon senso e del complesso tessuto del nostro territorio.
Da ultimo, oltre a ribadire che i soldi freschi – cioè quelli immediatamente utilizzabili – non ci sono, voglio sottolineare che non c’è alcuna incongruenza sui miei ruoli di sindaco e vice commissario per la ricostruzione. Io sono e rimango il sindaco dell’Aquila, come hanno stabilito i cittadini. Lo sono dalla fine di maggio 2007 e ancor più dall’alba del maledetto 6 aprile. Come sindaco ho un rapporto corretto e leale con il Governo, nell’interesse dell’Aquila. Se alzo la voce per rivendicare più interesse sulla nostra tragedia, non mi pongo affatto in contrasto con lo Stato, ma agisco sempre nell’interesse dell’Aquila. Essere stato designato vice commissario vuol dire aver assunto un ruolo analogo a quello che fu conferito ai sindaci dell’Umbria e delle Marche, dopo il terremoto che colpì quelle Regioni. Con tale incarico posso cercare di dare un contributo concreto alla risoluzione dei problemi di tutti i Comuni del cratere, per la rinascita complessiva di un intero territorio. Queste funzioni sono connesse; cercare a tutti costi di trovare dei contrasti in esse è un atteggiamento incomprensibile.
MONS. D’ERCOLE: “SI CONTINUA A STRUMENTALIZZARE…” -Cari amici, anche oggi sul quotidiano la Repubblica si parla di noi.
L’articolo a firma di Antonello Caporale, ha il merito di fa vedere che stiamo lavorando per la ricostruzione in modo trasparente ed onesto. Il titolo, però, non rende giustizia all’articolo in quanto parla di affari e non del servizio gratuito e generoso che molti stanno prestando per la rinascita dell’Aquila.
Dunque, continuano le strumentalizzazioni a danno dell’operato della nostra Chiesa diocesana perché la Curia, infatti, nell’articolo odierno è stata presentata come una società d’affari intenta solo ad aumentare i propri profitti.
In realtà la vivacità che noi stiamo mettendo in campo con lo staff di ingeneri ed esperti dediti alla ricostruzione ha un solo obiettivo: la rinascita della nostra città. Così come anche la creazione della società Aquila Kalòs, ha come unico scopo quello di permettere alla diocesi di occuparsi delle anime degli aquilani delegando alla società suddetta l’aspetto prettamente materiale della ricostruzione.
Strumentalizzazione evidente visto anche l’accostamento con il caso “Propaganda Fide” volutamente fatto per gettare ombre non solo sul Vaticano ma anche sulla nostra diocesi.
Inoltre non è assolutamente vero che la nostra diocesi vuole procedere da sola nella ricostruzione mettendo da parte le altre Istituzioni cittadine. Basti pensare all’incontro che abbiamo avuto nei mesi scorsi con il Consiglio Comunale dell’Aquila; incontro voluto proprio con l’obiettivo di unire le forze delle varie Istituzioni per procedere più speditamente nella riprogettazione della nostra città.
Infine, dopo l’esperienza di Report ed oggi quella di Repubblica mi chiedo: come si fa a far capire alla gente che siamo una comunità di servizio e non una società d’affari?
Come è possibile che qualsiasi cosa si faccia, venga riferita dai giornali in maniera distorta, gettando fango sulla credibilità di istituzioni come la Chiesa, così importanti per la vita del nostro Paese?
Il rischio più grande è che, una volta insinuato il dubbio sulla nostra onestà e trasparenza, molte persone di buona volontà possano scoraggiarsi nel farci arrivare il loro aiuto; allora veramente sarà drammatico perché da soli non ce la potremo mai fare a rinascere.
Confido nella capacità critica di ognuno di voi, carissimi amici, perché possiate vagliare questi articoli con un occhio vigile e smascherare così le tesi create ad arte da alcuni giornali che vogliono perseguire l’unico obiettivo che è quello di screditare la chiesa.
+ Giovanni, Vescovo
Popularity: 1% [?]