L’Aquila, 19 dic 2011 – Si e’ conclusa con l’esecuzione di quattro ordini di custodia cautelare la vasta operazione di polizia giudiziaria, a contrasto delle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Abruzzo, che ha visto impegnati, sin dalle prime ore di oggi, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. – della Guardia di Finanza ed i poliziotti della Sezione Criminalita’ Organizzata della Squadra Mobile della Questura dell’Aquila. L’operazione ”Lypas”, dal nome di una delle ditte edili riconducibili all’organizzazione criminale, ha portato in carcere personaggi legati al mondo dell’imprenditoria aquilana, che hanno fornito un contributo rilevante al rafforzamento della cosca mafiosa Caridi-Zincato-Borghetto, inserita nel piu’ ampio ”Locale” dei ”Libri”, radicato nel territorio di Reggio Calabria. I provvedimenti cautelari, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila – sono stati emessi dal Gip Marco Billi. Agli arrestati (B.S. trentaquattrenne dell’Aquila; V.A. di 45 anni, V.M. di 38 anni e I.F. di 58 anni, tutti di Reggio Calabria) viene contestato il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini e dal Sostituto Fabio Picuti, sono durate circa due anni ed hanno evidenziato il forte interessamento degli esponenti della cosca reggina ai lavori di ricostruzione degli immobili da parte dei privati, nel cui ambito non e’ prevista alcuna procedura ad evidenza pubblica, ne’ alcuna certificazione antimafia per l’impresa individuata per l’esecuzione delle opere. Le indagini, avviate nell’ottobre del 2009 dai poliziotti della Sezione Criminalita’ organizzata della Squadra Mobile del capoluogo abruzzese, sono nate all’esito di preliminari iniziative programmate dalla Questura per monitorare e respingere le eventuali azioni di condizionamento ed ”infiltrazione” nei lavori di ricostruzione edilizia post evento sismico da parte di componenti della criminalita’ organizzata. Le investigazioni dei poliziotti della Squadra Mobile – supportate da intercettazioni di numerosissime utenze telefoniche cellulari; nonche’ mediante l’ascolto di ore ed ore di conversazioni ambientali e tramite riservati servizi di osservazione che, peraltro, hanno documentato fotograficamente le fasi preliminari di un incontro avvenuto nel maggio 2010, in un albergo dell’Aquila, fra gli arrestati e componenti della cosca reggina – hanno quindi permesso di definire le concrete modalita’ operative attraverso cui la cosca ‘ndranghetista ha tentato di penetrare il territorio aquilano. Il quadro indiziario via via delineatosi e’ stato poi corroborato dalle risultanze investigative ottenute dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria che, nello sviluppo di proprie iniziative avviate in loco, ha successivamente dato esecuzione all’operazione di polizia giudiziaria denominata ”Alta Tensione”. Le successive investigazioni economico-finanziarie, disposte dalla magistratura e sviluppate dal GICO della Guardia di Finanza dell’Aquila, mediante accertamenti bancari, indagini patrimoniali e riscontri documentali, hanno integrato ed ampliato gli esiti delle indagini tecniche, in modo da conferire ulteriore valore probante a quanto appurato a seguito delle operazioni di ascolto, idoneo a certificare l’esistenza di un sodalizio economico-criminale nella fase di affermazione nella Citta’ Capoluogo. In particolare, e’ emerso che Caridi Santo Giovanni, referente della cosca ‘ndranghetista reggina, arrestato su disposizione dell’autorita’ giudiziaria di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione ”Alta tensione”, si e’ inserito nei lavori di ricostruzione degli immobili privati per il tramite di B.S., imprenditore aquilano gia’ presente nei lavori del post-terremoto, e grazie alla mediazione di V.A., V.M. e I.F., i quattro soggetti, all’epoca operativi sul territorio aquilano, hanno sostanzialmente fornito concreto supporto logistico alla penetrazione economica della cosca, intermediando per l’acquisto di quota parte del capitale sociale di una societa’ interessata alla ricostruzione post-terremoto, utilizzando le maestranze indicate dagli affiliati del sodalizio calabrese, usufruendo di imprese riconducibili alla cosca ‘ndranghetista reggina. Le attivita’ di riscontro e monitoraggio, eseguite dal GICO dell’Aquila, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalita’ Organizzata della Guardia di Finanza di Roma hanno riguardato 31 persone fisiche e 10 persone giuridiche.
Fiamme Gialle e Polizia di Stato, parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari personali, hanno sottoposto a sequestro (ex art.12 sexies D.L.
306/92) le quote sociali di 4 societa’; 8 automezzi; 5 immobili; 25 rapporti bancari riconducibili agli indagati ed alle attivita’ commerciali a loro facenti capo, per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro.
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