888 e 666
<h1><span style=”font-weight: normal;”><span style=”color: #333333;”>Il polo spirituale</span></span></h1>
Il simbolo è la carta d’identità dell’uomo, proprietà essenziale dell’uomo e sorgente della creatività. Grazie alla sua immaginazione, l’uomo è creatore della cultura. Il simbolo è un segno che evoca una realtà invisibile alla quale lega l’uomo facendone passare l’intelligenza dal visibile all’invisibile. Il simbolo realizza una apertura al di là dello spazio immediato e del tempo immediato: è iniziazione all’invisibile. E’ un significato che conduce al significato. Il significato fa parte del mondo visibile: la volta celeste, il sole, la luna, la terra, l’albero, l’uccello, l’acqua, l’uomo, la donna, il bambino. Ogni simbolo ha uno strato visibile. Il significato è la parte invisibile, sconosciuta, l’oggetto della scoperta, il mistero.
L'888 "cristico" sul pavimento cosmatesco della basilica di Collemaggio a L'Aquila
<strong>Julien Ries</strong>, Vescovo in pensione ed ex Direttore del Centro di Storia delle Religioni dell’Università Cattolica di Lovanio, è un gigante della teologia e filosofia. Nei suoi libri e nelle sue relazioni abbiamo ripescato un formidabile alleato nei confronti delle nostre “rivelazioni”. La relazione di Julien Ries sul fondamentale sistema simbolico, è illuminante anche e soprattutto per quelle scettiche autorità ecclesiastiche e accademiche di questa città. Ries fu a dir poco profetico nel meeting di Rimini del 1995, quando nella sua esposizione, assieme a Camilian Demetrescu, indicò la funzione simbolica dei siti sacri aquilani, quella che oggi sta venendo alla luce attraverso la nostra ricerca, quella che alcuni vorrebbero tenere avvolte nel mistero. Come definire il tempio cristiano? La Chiesa è nata con Cristo, le sue porte si sono aperte duemila anni or sono e rimarranno spalancate fino alla Parusia, fino alla seconda venuta quando si chiuderanno per sempre e avrà inizio il Giudizio. Per tutti, per chi sarà dentro e per chi sarà fuori.
La "Visitazione" di Raffaello - oggi al Museo del "prado" di Madrid, fu trafugata a L'Aquila durante l'occupazione spagnola
Dopo il Giudizio il tempio non avrà più ragione di esistere, come sta scritto nell’Apocalisse di Giovanni di Patmos perché nella Città sacra, nella Gerusalemme celeste, il tempio sarà Dio stesso. Tre significati assume la Chiesa terrena nell’arco di tempo che scorre da Betlemme fino alla Parusia: Arca, Etimasia, Corpo di Cristo. La Chiesa è la nuova Arca di salvezza dal diluvio del male insito nella storia stessa dell’umanità. Quando alla fine dei tempi il diluvio della storia si fermerà, dall’Arca approdata sulla montagna sacra scenderanno i vivi e dalle valli di fango saliranno a Giudizio i morti rimasti fuori dall’Arca. La Chiesa è allo stesso tempo Etimasia che in greco significa preparazione, attesa della seconda venuta.
Durante tutto il periodo di attesa della parusia la Chiesa sostituisce la presenza-assenza di Cristo, e in questo senso è il Corpo di Cristo. Arca, Etimasia, Corpo divino: tutta la simbolica del tempio è incentrata su questa triade. Non si può capire la complessità dei significati che stanno alla base della architettura e dell’iconografia cristiana senza partire da questi tre simboli fondamentali. Per definizione il tempio è lo specchio in cui si riflette il mondo celeste (Templum era lo strumento antico per osservare il firmamento). Tutti i tempi rispecchiano la perfezione del creato ed in essa la presenza divina. Il tempio cristiano, e sta qui la grande novità , non è più l’immagine riflessa del divino, ma il corpo stesso del Dio incarnato. L’abside è la testa, la navata il corpo, il transetto le braccia aperte, l’altare il cuore di Cristo, come scriveva Onorio di Autun.
La chiesa cristiana nacque nell’istante stesso in cui lo sguardo di Elisabetta si posò sul ventre di Maria venuta a visitarla nella sua casa in montagna (la Visitazione dipinta da Raffaello Santi esposta al Museo del Prado di Madrid si trovava a L’Aquila, nella cappella dei Branconio a San Silvestro - foto in alto). Il nuovo tempio sorgeva, come nel sogno di Ezechiele, su un’alta montagna, nella casa di Elisabetta, presso la città di Gerusalemme, nel silenzio del grembo cosmico. Come per l’Arca di Noè, per il tabernacolo di Mosé e per il Tempio di Salomone, le proporzioni della Chiesa sono rivelate da Dio stesso. Ezechiele riceve nel sogno le misure del nuovo tempio di Gerusalemme, la cui struttura ha una sorprendente analogia con la Chiesa romanica. Le regole costruttive venivano da Dio che ne è il vero architetto. I costruttori imitano Dio, eseguendo il Suo progetto. Per questo la Chiesa romanica non è firmata.
L'uomo pesce (Colapesce) è la pietra d'angolo della cistercense Fontana delle 99 Cannelle a L'Aquila
Cristo è la pietra d’angolo della Nuova Gerusalemme, tempio del Suo Corpo. Se la Chiesa cristiana è il riassunto del cosmo, della genesi, ogni chiesa, corpo di Cristo, è il centro del mondo, è la nuova Arca che salva l’uomo dal diluvio del male. Entrando nel tempio si entra nel mistero della creazione e della salvezza. Sono questi i due rami fondamentali dell’iconografia cristiana. Il costruttore di chiese romaniche orientava di regola l’altare verso Est, ma alcuni templi fanno eccezione, come per esempio Santa Maria di Bominaco presso (e verso) L’Aquila, con l’altare che guarda a Nord. Questo orientamento in funzione della Stella Polare si può incontrare anche in luoghi dove sorgevano anticamente templi pagani o celtici. L’asse orizzontale orienta l’edificio verso il Sole, ma allo stesso tempo unisce i due poli della chiesa: il polo cosmico rappresentato dal portale d’ingresso, limite e soglia del mondo esterno, e il polo mistico costituito dall’altare nel cuore dell’abside.
Tra i due poli si svolge il percorso iniziatico, il cristiano entra nel tempio per il portale Ovest. Dalle tenebre del ponente si avvicina gradualmente alla luce del Sole che splende nell’altare. La porta Ovest era destinata al popolo, mentre il portale Sud bagnato dalla luce di mezzogiorno era riservato agli iniziati (sacerdoti teologi saggi), già illuminati dalla conoscenza. Sul percorso iniziatico si svolge la via salutis, la via della salvezza che dal portale conduce verso l’altare, verso il trono del Verbo incarnato e allo stesso tempo guida in alto verso il Mistero celeste. La geometria dell’architettura romanica è rigorosamente simbolica. Nell’austerità dell’architettura cistercense del XII secolo l’abside è ancora quadrata, poi diventa poligonale, mentre nel romanico e nelle chiese dei Templari è sempre circolare.
La cupola, come a San Sepolcro di Gerusalemme, rispecchia la volta dell’universo. Quello che distingue il romanico dall’architettura gotica, o rinascimentale, è la <strong>frequente irregolarità della pianta dell’edificio </strong>proprio come Santa Maria di Collemaggio. Per analogia con il corpo umano la chiesa romanica sfugge al rigore della simmetria. La vita non è geometrica. Alla voluta imperfezione geometrica del romanico si contrappone il rigore simbolico dei numeri, imperfetta da una parte ma rigorosa per quel che riguarda il simbolo dei numeri. Pari all’Arca e al Tempio di Salomone, il rapporto ideale tra altezza e lunghezza dell’edificio deve essere di uno a dieci e di uno a sei tra larghezza e lunghezza. La simbolica dei numeri è profondamente radicata nella struttura e nell’iconografia del tempio romanico. Dalla soglia inizia il percorso iniziatico che conclude, sull’asse solare del tempio, verso il polo mistico dell’altare, al centro dell’abside. Su questo percorso si svolge la Via Salutis.
La prima prova iniziatica che doveva affrontare il pellegrino nell’esperienza mistica del tempio, appena varcata la soglia, era la prova del labirinto, rappresentato sul pavimento subito dopo l’ingresso nella chiesa. Nella mitologia greca Teseo combatte il Minotauro al centro di un labirinto, e ne esce dall’incantato percorso, che sembra senza uscita, grazie al filo di Arianna. Nel meraviglioso labirinto Cosmatesco della basilica di Collemaggio, ritroviamo la rigorosità e il simbolismo numerico espressi in modo straordinario dai tre 8 che lo compongono, gli stessi tre 8 del <strong>Codice Pray dei Catari</strong>, accentuati e perfezionati dalle incisioni che delimitano i numeri.
Castel del Monte - Il castello ottagonale di Federico II
Il secondo, e più tangibile elemento di caratterizzazione, è costituito dal significato emblematico ed eclatante dell’otto: <em>«Quando si compirono gli otto giorni per circonciderlo, gli fu messo nome Gesù»</em> (Luca 2,21). Nella tradizione biblica giudaico-cristiana il «n. 8» è sempre collegato alla figura del Messia/Cristo. Tutto ciò che riguarda Gesù il Messia è sempre connesso con il «n. 8» in un rapporto non occasionale, ma salvifico e teologico. Come il <strong>666</strong> è l’imperfezione assoluta così l’<strong>888</strong> è il massimo della perfezione perfetta. Il nome di Gesù così come è stato tradotto dagli evangelisti greci, dà con il metodo della gematria cabalistica il valore di 888, esattamente quel disegno raffigurato nella basilica di Celestino V, sorta nella “nuova Gerusalemme” dei sogni di Federico II, edificata sul monastero fortificato cistercense voluto dall’imperatore.
D’altra parte, è noto che le fonti battesimali e i battisteri (come la torre di Collemaggio) della prima arte cristiana, cioè i luoghi e gli “strumenti” di purificazione e consacrazione spirituale, hanno quasi tutti forme e misure che si collegano al principio ottonario. Nella cultura mediterranea il labirinto diventa simbolo della difesa di un centro: di una città, di un santuario, di una tomba. Simbolo di difesa contro i non iniziati, contro gli ignoranti e i profanatori. Costruito con tessere di pietra a colori contrastati, incastrate nel pavimento, il labirinto aveva il significato del difficile cammino dell’uomo verso la verità , verso la salvezza.
L’uomo entra nel labirinto con la nascita e durante il lungo e tortuoso percorso della sua vita si avvicina al centro, alla Gerusalemme celeste. Per chi raggiunge la meta, la morte significa l’ingresso nel Paradiso. La fede è il filo di Arianna che conduce l’uomo alla salvezza. Contrariamente al mitico labirinto costruito da Dedalo, il labirinto raffigurato nella chiesa cristiana non ha vicoli ciechi, bivi ingannevoli, trappole mortali. Il percorso è continuo ma faticoso; un cammino di grande sforzo e di perseveranza che porta alla conquista eroica e mistica dell’immortalità.
L'Aquila - Basilica di Collemaggio. La torre ottagonale tipicamente svevo-cistercense
Il labirinto di Chartres, l’unico che si conserva ancora, con un diametro di 13 metri, esteso sul pavimento da un colonnato all’altro della navata centrale, sviluppa un percorso di più di 260 metri, che venivano percorsi in ginocchio dai pellegrini. Chiamato “la via di Gerusalemme”, il labirinto ricordava anche il percorso del calvario di Cristo sul Golgota. Presente nelle cattedrali di Sens, Arras, Amiens, Auxere, e in molte altre chiese, è scomparso durante i secoli, man mano che i significati simbolici del tempio cristiano furono dimenticati. A Reims, nella cattedrale dell’Incoronazione dei re di Francia, è stato distrutto nel 1825, per decisione del Capitolo. Un “benefattore”, per di più canonico, ne ha pagato mille libbre per la demolizione, considerando un dovere di estirpare dalla cattedrale una simile “indecenza”, che generava confusione, attirava i bambini e gli stolti. Fortunatamente in Italia se ne conserva ancora qualcuno. Lo si può vedere tuttora sui pavimento di San Vitale a Ravenna, mentre a San Michele di Pavia, metà del labirinto ancora conservato è nascosta nell’abside da un tappeto pesante. A Santa Maria di Collemaggio, dopo un recente grossolano tentativo di coprirlo con delle pedane da riscaldamento, è perfettamente integro, fruibile e soprattutto ignoto nel panorama artistico italiano ed europeo.
Parlare di architettura della chiesa di oggi, schiacciata, umiliata, degradata dall’ignoranza dei simboli, dalla perversa alienazione dei residui iconografici, sarebbe come affondare il coltello in una piaga dolorosa. I tempi sono cambiati, dicono gli umanisti di oggi; le vergini stolte si sono ribellate al sopruso della morale bigotta, le virtù calpestate dai vizi hanno perso scudo e lancia; intanto l’iconografia moderna non ha più bisogno di simili temi.
<em>(P. Cautilli e L. Ceccarelli) </em>
Popularity: 3% [?]


















6 Aprile 2009 3.33 Reset - Sito ad aggiornamento aperiodico ai sensi della Legge n. 62 del 07.03.2001 - Le fotografie firmate contenute nel sito sono di propriet degli autori, per il loro uso e la loro pubblicazione necessario chiederne espressa autorizzazione. Alcune delle foto presenti sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Email: info@laquilanuova.org
