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September , 2010
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L’Aquila, Earthquake, Capoluogo d’Abruzzo, Terremoto, Perdonanza, Porta Santa, Celestino V, Federico II, Giubileo, G8 L’Aquila 2009

Non è forte chi non cade, ma è forte chi cade e si rialza. L’Aquila alzati e torna a volare - RBE ‘78

I rotoli di Pilato

Posted by admin On giugno - 30 - 2009

Aquila, anno 1580. I nobili invitati di Margherita d’Asburgo, spagnolescamente sensibili all’etichetta di padroni della città, lasciarono entusiasti lo sfarzoso palazzo della Madama, sorellastra, molto cattolica, del re Filippo II. La festa era stata squisita. Si magnificava l’equinozio di primavera e gli spagnoli di Filippo II avevano organizzato il cruento spettacolo della corrida nell’arena di piazza del palazzo della Camera (l’attuale Piazza del Palazzo). Fu quello uno dei rari giorni di vitalità di quel doloroso periodo di grigiore, in cui era sprofondata la città di Federico II di Svevia. La dominazione aragonese, l’aveva ormai sfiancata e affamata, dissanguata e mortificata. Aquila viveva il culmine della sua decadenza: da indomita città alleata, più che subordinata di Napoli, la piccola Roma fu la vittima più illustre dell’assolutismo spagnolo. Simbolo della sua regressione, il Forte Spagnolo, eretto per reprimere l’audacia degli aquilani, si ergeva mastodontico ed intimidatorio sull’affamata popolazione. La costruzione del castello ebbe inizio nel 1534 e si protrasse per oltre trent’anni, tuttavia non fu mai ultimato. La pressoché costante esigenza di pietre mosse gli uomini di Filippo II, re di Spagna e del regno di Napoli e di Sicilia a depredare, una volta ancora, i manufatti di un luogo, che a questo punto consideravano una scorta inesauribile di materiali da riuso: Amiternum. Di lì a qualche giorno l’Europa intera avrebbe vissuto l’esaltazione di un rinvenimento miracoloso, che destò scalpore in tutte le persone. Un avvenimento che sollevò dispute per i due secoli successivi, salvo poi cadere incomprensibilmente nell’oblio.

Scorcio di Amiternum

Scorcio di Amiternum

Amiternum. Anno 1580, 25 marzo. Il martellamento ritmico dei picconi degli spagnoli proveniente dalle rovine di Amiternum riecheggiava tra le ancora innevate colline che corollano la valle dell’Aterno. L’antichissima e nobile città sabina era stata razziata di ogni cosa trasportabile, compreso gli imponenti leoni in marmo dei templi ed il famoso calendario amiternino. Un tonfo sordo del ferro incuriosì uno degli uomini. Dal terreno di Amiternum gli spagnoli estrassero uno scrigno. Le urla di giubilo degli scavatori ruppero la quiete della valle. Il singolare rinvenimento, fece pensare subito ad un tesoro, a monete d’oro sonante, a preziosi gioielli custoditi da secoli all’interno del forziere. Come scatole cinesi, una volta rotto avidamente l’involucro in pietra, spuntarono fuori una cassetta in ferro, poi una di marmo. Al loro interno, per la delusione degli spagnoli, solo alcuni rotoli di pergamene scritte in ebraico.
Quando poi, tra i rotoli, si riscontrò che uno conteneva la sentenza di condanna di morte emessa da Ponzio Pilato lo sbigottimento fu immenso. Si pensò allo scherzo al punto che la pergamena fu detta apocrifa.

Nel 1581 venne pubblicato un manoscritto francese con la copia del verdetto rinvenuto ad Aquila dal lunghissimo, ma chiarificatore titolo: “Tesoro ammirevole della sentenza pronunciata da Ponzio Pilato contro Nostro Signore Gesù Cristo rinvenuta miracolosamente scritta su pergamena in caratteri ebraici dentro un vaso di marmo, racchiuso in due o tre vasi di ferro e di pietra, nella città di Aquila nel Reame di Napoli, verso la fine dell’anno 1580. Tradotta dall’italiano al francese, sia per la pubblica utilità e l’esaltazione della nostra santa fede, che per la lode della detta città”.

La copia di Simancas

La copia di Simancas

In un lampo Aquila balzò in tutte le cronache italiane ed europee smentendo inoltre, ad un tratto, tutte le favole che si erano create intorno al paese di origine di Ponzio Pilato. Su Ponzio Pilato e sui crocifissori di Gesù vi è una ricca tradizione. Molti paesi rivendicano o rigettano allo stesso modo la nascita di Pilato.
Gli si danno natali in Valle d’Aosta, a Ponza e in Abruzzo, dove maggiormente si ritiene quasi certa la sua origine, sia per il cognome (Pontii, Ponzi, Ponzia, Pontio), molto diffuso, che per le tradizioni orali che si raccontano in vari paesi della regione. Lo si da per certo originario di Bisenti, in provincia di Teramo, ma secondo la Guida d’Italia del T.C.I. (1938) i natali di Pilato rispondono a S. Pio di Fontecchio. Ad Amiternum secondo Claudio Crispomonti (per via del ritrovamento della sentenza).

Nel 1995, uno studioso aquilano, Aurelio De Santis, fece una straordinaria ricerca su questa vicenda, partendo dalle leggende e dalle tramandazioni orali delle popolazioni abruzzesi, dell’aquilano in particolare e da un manoscritto francese. Raccontò il tutto in un libro, con dovizia di particolari evidenti al punto da depositarci la prova più straordinaria dell’avvenuta crocifissione di Gesù. De Santis ridiede al cattolicesimo il documento più probatorio sulla persona e sulla vita di Gesù, l’unica testimonianza storica al di fuori del Nuovo Testamento. Ciò nonostante il libro passò quasi inosservato.
Il lavoro di ricerca di Aurelio De Santis nel suo libro “La sentenza di Ponzio Pilato” si accentra molto sui natali aquilani del Prefetto della Giudea, arricchito da una successione di tracce e particolari che comprovano con i fatti la tradizione di un Pilato aquilano, una memoria ancora viva nei borghi di Navelli, Collepietro, Barisciano, Fagnano, Secinaro, Tione, Acciano, Succiano, Fontecchio e S. Pio di Fontecchio, per l’appunto. Così come è ancora viva la tradizione che i fustigatori ed i crocifissori di Gesù fossero originari di svariati paesi d’Abruzzo: Collarmele, Pietracamela, Capistrello e Lanciano, quest’ultimo dato per paese natale di Longino, il soldato che trafisse il costato a Gesù.

Ma torniamo ai rotoli di Amiternum, evidentemente meno noti dei vangeli apocrifi di Nag Hammadi, ad esempio, sebbene fossero potenzialmente smisurate controprove da ostentare agli scettici della religione cristiana. La vicenda fu ripresa, negli anni, da alcuni giornalisti. Nel 1853 il Miliardo pubblicò la traduzione di Don Serafino Calderani, annunciando così a caratteri cubitali lo straordinario rinvenimento:
“Ponzio Pilato, il magistrato romano che pur “lavandosi le mani” condannò Cristo sulla croce, nacque a L’Aquila circa 2000 anni fa. Il ritrovamento della sentenza di Pilato, è un fatto importante per la Chiesa, per i cristiani e per la civiltà”.
pilato-aquila31Dell’originale della pergamena si sono perse le tracce, pertanto non è possibile constatarne l’autenticità. E’ presumibile ritenere che fosse stata inviata al re Filippo II in Spagna. Le infiammate discussioni tra dubbiosi e sicuri dell’autenticità del documento animarono per due secoli l’Europa intera, divisa tra chi riteneva si trattasse di una beffa architettata da “gioiosi aquilani di bell’ingegno”, studenti che farebbero impallidire gli ideatori della beffa dei falsi di Modigliani, e tra chi garantiva sull’autenticità della pergamena. Attualmente esistono ancora delle copie trascritte e tradotte all’epoca del ritrovamento. Una di esse, in possesso di De Santis, fu data alla biblioteca provinciale di L’Aquila, ritenendo giusto che la città ove fu rinvenuta conservi tale tesoro. Una seconda, quella spedita a Filippo II, tradotta in spagnolo, si trova nell’archivio Generale del Regno di Simancas (Valladolid), ed una nella biblioteca dell’ISA C. Sylos di Bitonto (Bari), anche quest’ultima tradotta in spagnolo.
Come spiegare il rinvenimento della sentenza in Abruzzo? E che fine ha fatto l’originale di Amiternum? Difficile rispondere a queste domande. Se quella pergamena non fu uno scherzo ci sono solo due considerazione da fare: O Pilato era davvero di Amiternum, e allora, come dice il Crispomonti, tutto è chiaro, oppure qualcuno molto vicino al Prefetto della Giudea la conservò per sempre. Ma un particolare importantissimo non può sfuggire agli studiosi. Il testo della sentenza inizia con un lunghissimo riferimento di eventi temporali per stabilirne la data dell’emissione (vedi nota 1). La nostra era, il conteggio dei nostri anni, è sempre stato problematico da determinare con precisione la vera data d’inizio che per consuetudine si fa partire dalla nascita di Gesù, stabilita per convenzione al 25 dicembre dell’anno 753 della fondazione di Roma. All’epoca precedente alla riforma gregoriana, negli ex territori occidentali dell’Impero romano, si calcolavano gli anni partendo dalla fondazione di Roma oppure, in ambito cristiano, dal 284, primo anno del regno dell’imperatore Diocleziano. Soltanto con la riforma calendariale di papa Gregorio XIII si trovò la soluzione che si è oggi imposta quasi dappertutto. Era il 1582, appena due anni dopo il ritrovamento dei rotoli di Amiternum. Con una simile profusione di riferimenti temporali a disposizione, non dovette essere molto difficile per papa Gregorio XIII stabilire la data precisa a cui far risalire la nascita di Gesù, dando il via alla riforma gregoriana.
Senza difficoltà possiamo, dunque, sostenere la teoria che l’originale della sentenza fosse pervenuto nelle mani del pontefice, probabilmente con l’intervento della cattolica governatrice Margherita d’Austria. Resta da chiedersi, se effettivamente il Vaticano è in possesso del documento di Pilato, come mai tutta questa bellissima vicenda sia stata dimenticata, quasi rimossa. Ancora una volta, come ogni vicenda che riguarda Aquila di Federico II, di Celestino e del suo Giubileo annuale. I segreti dell’Aquila proseguono. Se davvero Pilato scrisse la deliberazione del martirio più sconvolgente della storia dell’umanità è certo che lo portò con sé nella sua patria, dove concluse gli ultimi anni della sua fortunata e sfortunata vita. Ci piace pensare che Pilato amasse far riportare sempre per iscritto le sue decisioni più importanti. Fece mettere sulla sua croce una scritta che diceva: “Gesù di Nazaret, Re dei Giudei”. Allora i capi sacerdoti dissero a Pilato: “Cambia la scritta. Anziché: “Il Re dei Giudei”, fai scrivere: “Quel tale ha detto di essere il re dei Giudei!” Ma Pilato rispose: “Quello che ho scritto, ho scritto”.

1) Ecco di seguito, da una riproduzione fedelissima del testo, la descrizione della data in cui la sentenza di Pilato fu emessa:

Copia della sentenza che diede pilato contra cristo (nostro re?) ritrovata nela cita de laquila inabruzo, e lano 1580 in certe antiqua di marmori dive si trovorno doi cassete una di ferro nela quale vi era uan carta bregamina e scritta in litere abreia Che se in temperato delin(eato) per scritto tenore
L’anno 19 de tiberio Cesare Imperador romano e di tutto il mondo monarca in ivitissimo e, nelle olimpiade 121 e nelle Chiade 24 e nela Creiacione del Mondo secondo il numero e compartimento deli ebrei quattro volte 1147 dela propaggine del romano Enperio, lanno 73 e dela liberazione dela servitù de la babilonia lano 430 e dela res… del sagro imperio Ianno 497 sotto li consoli del pontefice Romano Lucio pisano e mayzia Mauricio pro consoli delo in vicio valerio palestino plubico governadore di giudea quito flavio sotto il reggimento e governo dela Cita di Ierosalem presidente gratissimo: panzio pilato reggente della bassa galilea herodiade anti(pa) Patriarcha e pontefice del somo sacerdocio anna: e caifas: alasmael mastro del tempio Rabaham ambel, arachino Centurione de conzoli Romani e dela Cita di Ierosale quinto Cornelio, sublemio e sesto ponpilio Rufo.

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