Il Duomo e i “serpenti”
Molti di voi avrete avuto il privilegio di visitare Roma, ma non tutti avrete notato la straordinaria somiglianza tra il Duomo dell’Aquila e la chiesa di S.S. Trinità dei Monti che domina Piazza di Spagna.

Roma. SS. Trinità dei Monti
L’AQUILA – La diocesi dell’Aquila ha origini antichissime, essendo nel suo nucleo originario la continuazione di quella di Forcona, quando nel dicembre del 1256 papa Alessandro IV, ordinò il trasferimento dell’ultimo vescovo forconese Berardo di Padula nella sede aquilana. Con la bolla del 20 febbraio 1257 Alessandro IV dichiarò Aquila sede vescovile. Anche la storia del Duomo dei Santi Massimo e Giorgio, prima del terremoto del dicembre 1315 in stile romanico a tre navate, con il suo rosone e il campanile, s’intreccia con le furiose lotte tra il papato e l’impero. L’Aquila di Federico II è di nuovo il punto strategico nelle mire dei due contendenti del dominio temporale: Papa Alessandro IV e l’erede dello svevo, Manfredi. Quando, verso la fine del 1257, Manfredi aveva riconquistato tutto il Regno dalla mani del Papa, restava solo Aquila.

L'Aquila. La cattedrale di San Massimo
È degna di attenzione la richiesta d’aiuto che il Papa fece pervenire al re d’Inghilterra Enrico III con la città sotto l’assedio dell’esercito imperiale nella quale ne descrisse sia l’importanza che la sua speciale forma urbica: “un’Aquila che, con le sue ali spiegate, apre e chiude le porte del Regno”.
Le varie ricostruzioni e rimaneggiamenti subiti nei secoli dal Duomo ci consegnano il tempio che appare oggi, nella sua ultima versione con la sua facciata in stile neoclassico con le quattro poderose colonne ioniche e le torrette estreme dove 8 (otto) campane compongono un suggestivo concerto e godono del diritto di precedenza su tutte le altre della città. Molti di voi avrete avuto il privilegio di visitare Roma, ma non tutti avrete notato la straordinaria somiglianza tra il Duomo dell’Aquila e la chiesa di S.S. Trinità dei Monti che domina Piazza di Spagna. Inoltre l’obelisco di granito rosso davanti alla chiesa romana è l’obelisco Sallustiano rimasto per secoli interrato nella Villa Ludovisi, dopo essere stato portato da Clemente XII in piazza S.Giovanni venne portato a Trinità dei Monti dall’architetto Antinori per volere di Pio VI.

Uno dei serpenti con fanciullo del Duomo
Come è facilmente comprensibile per chi ci segue con assiduità, la città antitesi di Roma non poteva mancare di rappresentarne uno degli esempi più manifesti proprio nel Duomo. A chi vi accede dall’ingresso principale si presenta nella sua grandiosa solennità, con l’ampia navata centrale lunga 66,60 metri, primo accenno di stranezza. Nella regione di Tolosa e in special modo nei pressi di Rennes le Chateau, appare frequente l’JHS di S.Bernardino rappresentato con la “S” rovesciata che nella tradizione ebraica e cristiana è il simbolo del serpente (la conoscenza) che viene visto come il più astuto di tutti gli animali creati da Dio.
Ed il serpente dell’Eden viene identificato come il maligno, in questo caso il male insinuato nelle gerarchie della chiesa. Nella seconda metà del Quattrocento il Duomo dei Santi Massimo e Giorgio visse il momento di maggior importanza tramite Amico Agnifili, per due volte Vescovo dell’Aquila dal 1431 al 1472 ed ancora nel 1476, quando riprese la sede per l’avvenuta morte del nipote in carica, Francesco Agnifili. Amico divenne Cardinale tra i più influenti in Vaticano. Nel conclave successivo alla morte di Paolo II non fu eletto Papa per due soli voti. Nell’epitaffio riportato sul suo monumento sepolcrale del Duomo, opera del 1480 di un giovane Silvestro dell’Aquila, è presente più volte e intenzionalmente la “S” rovesciata, come più volte nella navata sinistra della chiesa, tra le sculture in stucco del bel Barocco settecentesco, è rappresentato il serpente che ghermisce un infante, antitetico alle aquile reali che risaltano nella navata di destra.
Naturalmente nel simbolo del serpente con l’infante tra le fauci, misterioso stemma dei Visconti, sono ovvii i riferimenti ai Lombardi che ivi possedevano il loro patronato. Il Duomo dell’Aquila è disseminato dello strano stemma dei Visconti che nel capoluogo lombardo è ritenuto un mistero (per approfondire cliccare qui) . Lo strazio della peste di Milano del 1576 si pronuncia nella pala di Teofilo Patini nell’altare dedicato a San Carlo. Tra le decine di migliaia di ricercatori che ogni anno traversano l’alta valle dell’Ariége, qualcuno, essendo tutti di buona cultura, arriverà a noi e si sorprenderà delle presenze ancora evidenti tra gli stucchi del Duomo; vedrà due angeli con in mano, misteriosamente, l’uno uno spicchio di Luna e l’altro uno specchio. Questa rappresentazione esoterica appartiene agli studi di Atanasio Kircher (1601-1680), Gesuita tedesco del collegio Romano dal quale dipese quello Aquilano. Kircher era matematico, astronomo, filologo, musicista, geografo e soprattutto Gnomonica. Lo spicchio di luna con lo specchio erano i suoi emblemi.
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