La città di Federico
…mi dava noia oltre misura questo luogo, il più indecoroso della terra, per il poeta dello Zarathustra e che non avevo scelto liberamente: volevo andare all’Aquila, l’antitesi di Roma, simile al luogo che fonderò un giorno, un ricordo di un ateo e di un anticlericale comme il faut, di uno degli esseri a me più affini, il grande imperatore degli Hohenstaufen Federico II (F. Nietzsche – Ecce homo)

Federico II di Svevia
Diversi testi privi di autentico fondamento storico affermano, per pura ideologia personale degli autori, che la fondazione della città sia avvenuta nel 1254 ad opera Corrado IV, nipote di Federico. I molteplici intrighi che avvolgono nel mistero questa splendida città sorgono già dalla sua fondazione, una città cruciale, ma immersa in un incomprensibile buco nero storico quando associata allo Staufen, eppure nè hanno scritto Dante, Nietzsche e tanti altri…
FEDERICO II, MESSIA O ANTICRISTO? – Federico II di Svevia (Iesi 1192 – Castel Fiorentino 1250). Un predestinato, un Re messia, nato il 26 dicembre a Jesi (che definì la sua Betlemme) e morto a 56 anni, come Cesare, Dante, Nietzsche e altri grandi. Federico era riuscito a restituire all’uomo dignità e libertà prendendo a cuore quell’onore alla regola religiosa, disatteso dalla Chiesa stessa.
Per le città d’Europa il legame storico che hanno con Federico II è motivo di vanto ed orgoglio tale da attribuirgli l’appellativo di “Stupor Mundi”, non altrettanto per L’Aquila. Federico dimostrò un grande interesse per le scienze esatte e l’osservazione della natura, attrasse alla sua corte filosofi e uomini di scienza come l’astrologo Michele Scoto e il matematico Leonardo Fibonacci. Federico II preannunciò l’uomo nuovo, amò le scienze e le poesie convinto che senza di esse la vita non avrebbe avuto senso. Per le sue lunghe lotte contro la chiesa fu identificato come l’Anticristo delle profezie dell’abate Gioacchino da Fiore, di cui Celestino V, di lì a poco edificatore di Collemaggio, fu indiscutibile seguace. Federico II fu abile ad attrarre a sé molti alleati tra cui, fondamentale, la colonna spirituale dei monaci Cistercensi e da qui ha inizio la storia dell’Aquila.
Federico, come detto, dimostrò un grande interesse per le scienze esatte e l’osservazione della natura, attrasse alla sua corte filosofi e uomini di scienza come l’astrologo Michele Scoto e il matematico Leonardo Fibonacci. Federico II preannunciò l’uomo nuovo, amò le scienze e le poesie convinto che senza di esse la vita non avrebbe avuto senso. Per le sue lunghe lotte contro la chiesa fu identificato come l’Anticristo delle profezie dell’abate Gioacchino da Fiore, di cui Celestino V, di li a poco edificatore di Collemaggio, fu indiscutibile seguace. Federico II fu abile ad attrarre a sé molti alleati tra cui, fondamentale, la colonna spirituale dei monaci Cistercensi e altre correnti dell’ortodossia cristiana come i Catari, che disobbedienti alla dittatura del Vaticano, vennero dichiarati eretici e sottoposti a guerra di sterminio. I nobili feudatari che regione per regione governavano il paese, spesso con inserimento di parentele nell’ordine Benedettino rispondente alla casa madre Montecassino, furono tenacemente contrastatori e sobillatori alla rivolta, soprattutto dopo il 1231 allorché Federico II emanò da Melfi le Leggi del Liber Augustalis (Libro del Sovrano), leggi che si rifacevano al codice romano. E’ qui che molti dei nostri storici, forse con superficialità dimenticano, o meglio, obliano dichiarando che la nostra città nacque per liberare dal Feudalesimo svevo gli abitanti della valle dell’Aterno. Il Feudalesimo non era di Federico anzi, durò per secoli in tutto il meridione, fino a quando Giuseppe Napoleone il 2 agosto 1806 emanò leggi contro la feudalità, seguite da altre nel 1815 di Gioacchino Murat. Le dissidie con i monaci di Montecassino ebbero inizio già dal 1209, quando Federico II sposò Costanza d’Aragona, tolse la reggenza della Sicilia ai baroni affidandola alla consorte, acquistando nel contempo la fiducia degli spagnoli. L’inimicizia si acuì mano a mano che l’ordine cistercense penetrava nel regno di Sicilia ed in particolar modo nelle terre d’Abruzzo.
Il periodo svevo in cui la nostra regione passò sotto il dominio di questo regime va dal 1194 al 1267. In concomitanza di esso, nel 1195, la penetrazione dei monaci cistercensi ebbe inizio con la casamadre di Casanova d’Abruzzo (diocesi di Penne). Ricorderemo infatti l’abbazia di Santo Spirito d’Ocre, le grancie cistercensi che vanno da Campo Imperatore fino a luoghi sparsi, i possedimenti nel perimetro stesso della città dell’Aquila; e ancora l’abbazia di S. Maria della Vittoria dove, proprio i cistercensi, nel luogo ove Carlo I d’Angiò sconfisse Corradino di Svevia, furono costretti a costruirvi una chiesa monumentale a ricordo dell’evento. Le speranza di Gregorio IX, successore di papa Onorio III, che Federico e le sue milizie perissero in una crociata in Terra Santa stavano per presentarsi.
Papa Gregorio IX era Ugolino dei conti di Segni, uno di quei parenti delle Baronie di Feudalismi che Federico andava declassando, . Federico fu costretto a rimandare la crociata promessa a causa di un’epidemia scoppiata tra la sua armata pronta a partire da Brindisi. Il monarca stesso si ammalò e dalle terme di Pozzuoli dove si trovava, inviò un ambasciatore dal papa a spiegare i motivi della mancata partenza.Gregorio IX non volle sentir ragioni e non si fece scappare l’occasione per rimandare una lettera di scomunica, era il 28 settembre 1227. Accadde il terremoto politico: l’interdizione inserita nella scomunica prevedeva la pena di decadenza di diritti e beni spirituali, un autentico golpe ante letteram. Il papa non mancò di sguinzagliare finanche predicatori francescani che avevano gran credito tra le popolazioni, con lo scopo di aggiungere diffamazione su Federico II. Il monarca non si smontava facilmente ed ebbe il polso per mantenere sotto controllo la situazione. Finalmente riuscì a partire nel mese di giugno, salpò alla volta della Terra Santa nonostante la scomunica del papa. Possiamo immaginare il disappunto del pontefice nel veder tornare Federico e doverlo accogliere in modo trionfante. Avrebbe voluto annientarlo perché aveva ben capito che riconquistata la Sicilia Federico avrebbe ripreso anche il centro Italia, quelle terre cioè che come donazione al patrimonio di S. Pietro erano state alla base del potere temporale della Chiesa. Federico riconquistò Gerusalemme senza guerra, nonostante tra i suoi schieramenti vi fossero molti fedeli al Papa, sempre pronti ad un imboscata. Grazie alla sua fama di cosmopolita fu accolto con grande ospitalità dal Sultano Al-Kamil. Tra i due c’era stata una lunga corrispondenza segreta e scambi di ricchi doni. Il risultato che ne ottenne Federico II fu il possesso di Gerusalemme, Betlemme e Nazareth, uno strepitoso successo da rendergli gloria. Ma in Italia lo attendeva invece una guerra che il velenoso papa preparò spargendo la menzogna che Federico fosse morto, al punto che al ritorno del Re, il 10 giugno 1229, i brindisini rimasero sbigottiti. Per mesi vi era stata una guerra civile e militare nella convinzione della morte dell’imperatore, tutti i suoi fedeli ripresero animo, anche qui in Abruzzo. Il capoluogo era Montecassino, centro benedettino, e potete immaginare come gli avvenimenti non furono minori: i traditori vennero puniti senzapietà, il reggente di Celano ucciso, nella fedele Sulmona vi fu una guerriglia che culminò nell’incendio della città, in Roma fu sommossa contro il papa che finì fuggiasco in Umbria. Ma ci fu ancora un evento grave di cui si tiene poco conto, avvenne nell’inverno 1229-1230 quando Roma venne alluvionata dal Tevere e i morti furono oltre cinquemila. Un vuoto enorme mise Roma in ginocchio e ci restò per molto tempo ancora. La regione dove fu fondata la nostra città era nel contesto storico crocevia di correnti religiose, economiche e politiche, ed è in questo contesto che va concepita la sua creazione. E’ quindi intorno al 1230 che un’onesta filologia, un’esatta e logica cronologia deve assegnare la data di nascita dell’Aquila. Il monarca di vedute aperte e col pensiero lungimirante, che in molti altri luoghi fondò città e provvide all’incastellamento di villaggi sparpagliati per motivi strategici, tra il 1230 e il 1254 nonostante la guerra aperta seguita da tregua e poi ancora da guerra, non si sarebbe accorto che la valle dell’Aterno era il crocevia strategico? Con Roma ormai affogata nel fango, con l’ostilità dei Cassinesi, con Gerusalemme perduta di nuovo, con l’alleanza spirituale di grandi bonificatori ed edificatori quali erano i cistercensi nacque l’Aquila, la città che Federico volle con il suo emblema e non a caso, al momento del trapasso, volle indossare come ultimo suo abito la tonaca dei monaci cistercensi, suggellando una fraternità ideale.
Nella prima metà del tredicesimo secolo nasceva la città dell’Aquila, progettata e voluta da Federico II e i padri spirituali cistercensi; generarono quella che non poteva non essere il centro metafisico di un’Europa davvero unita e diversa, già più di sette secoli orsono. Un confronto tra le piante antiche di Gerusalemme e L’Aquila fa comprendere di cosa stiamo parlando.
(Tratto da : “La Rivelazione dell’Aquila” 1^ edizione )
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6 Aprile 2009 3.33 Reset - Sito ad aggiornamento aperiodico ai sensi della Legge n. 62 del 07.03.2001 pertanto lo stesso non puo' considerarsi un prodotto editoriale ma un aggregatore di notizie su L'Aquila e sulla sua ricostruzione - Le fotografie firmate contenute nel sito sono di proprieta' degli autori, per il loro uso e la loro pubblicazione e' necessario chiederne espressa autorizzazione. Alcune delle foto presenti sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Email: 
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