Deformazione
Il terremoto del 6 aprile ha prodotto una deformazione di 650 chilometri quadrati nella zona attorno a L’Aquila. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori napoletani, coordinati da Riccardo Lanari. Sul sito dell’Irea-Cnr è disponibile l’interferogramma elaborato dall’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr) sulla base dei dati raccolti dal satellite europeo Envisat e messi a disposizione dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa). «L’immagine – come spiega Lanari, capoequipe nella struttura di via Diocleziano – mostra una linea di frattura (faglia) nella stessa direzione degli Appennini e lunga almeno 15 chilometri. Si tratta di immagini interferometriche, ottenute cioè sovrapponendo immagini precedenti al terremoto (1 febbraio) e immagini rilevate il 12 aprile».
Le immagini mostrano la zona suddivisa in diverse fasce di colore (in succesisone rosso, giallo, blu, rosso), ognuna delle quali indica uno spostamento della superficie terrestre pari a circa 28 millimetri. La misura è stata rilevata tenendo conto dell’inclinazione del satellite Envisat, pari a 23 gradi rispetto alla verticale e distante dalla terra 800 chilometri (ma capace di rilevare gli spostamenti al centimetro). La deformazione massima, pari a 25 centimetri (rilevata sempre nella direzione di illuminazione del sensore, inclinata di 23 gradi rispetto alla verticale), è stata rilevata nella zona compresa tra le frazioni di Bazzano e Monticchio, entrambe vicine a L’Aquila. «I nuovi dati – aggiunge Lanari – sono stati resi immediatamente disponibili al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale». I dati radar rilevati da Envisat sono diversi rispetto a quelli elaborati nei giorni scorsi dai satelliti italiani Cosmo SkyMed (che mostravano fasce di deformazione di 15 millimetri) a causa della diversa inclinazione: 23 gradi quella di Envisat e 51 gradi (quindi molto più vicino alla verticale) quella di Cosmo SkyMed. «Nei prossimi giorni – dicono gli esperti dell’Irea-Cnr – lavoreremo sulle due serie di dati per arrivare a un risultato ulteriore»
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