La faglia del terremoto individuata grazie ai dati del satellite COSMO-SkyMed
Le immagini del terremoto de L’Aquila scattate da COSMO SkyMed “bucano” sui media. Lo rileva il Magazine del Corriere della Sera nella consueta rubrica della “top ten” delle notizie più lette della settimana. Le foto del sisma abruzzese scattate da COSMO SkyMed, il sistema satellitare duale di osservazione della Terra sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana in cooperazione col Ministero della Difesa, hanno ottenuto un forte riscontro mediatico. Un successo che conferma il valore del prezioso contributo messo a disposizione della Protezione Civile da una macchina complessa, messasi subito al lavoro. Ogni giorno le immagini ottenute con tecniche interferometriche e multi temporali, processate e analizzate dai tecnici di Asi e Telespazio, hanno detto la loro. Permettendo di rilevare nei dettagli gli spostamenti avvenuti sul terreno, fino ad identificare la faglia che ha originato il terremoto. Un successo che ha consentito a tutti gli italiani di vedere le ferite inferte dal sisma. E un successo dietro il quale c’è il lavoro di decine di persone e di diverse strutture, dall’Irea (Istituto rilevamento elettromagnetico dell’ambiente) del CNR fino all’INGV (l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Senza dimenticare, naturalmente, e-GEOS, la società consorziata da Telespazio e ASI che svolge il ruolo di promoter per le attività di COSMO SkyMed. Il risultato forse più importante ottenuto dai satelliti COSMO è stato l’identificazione della faglia che ha originato il sisma del 6 aprile 2009. Tale faglia (la faglia di Paganica) era già riportata nella cartografia geologica a partire dagli anni Novanta.
Nella figura sopra è rappresentato il piano di faglia (in blu) risultante da un modello numerico elaborato dall’INGV (Istituto nazionale di geofisica) e basato sui dati COSMO-SkyMed. Grazie a questo modello è stato possibile ricostruire con buona approssimazione la posizione del piano di faglia, ovvero il piano lungo il quale è avvenuto lo scorrimento dei due lembi di crosta terrestre. La traccia nera in figura rappresenta l’emersione parziale del piano di faglia alla superficie. Il piano immerge di circa 50° verso Sud-Ovest e passa sotto alla città de L’Aquila. Il blocco di crosta terrestre a Sud Ovest del piano ha scorso verso il basso di circa 90 centimetri (nella direzione della massima pendenza), e ha causato in superficie l’abbassamento del suolo visibile in figura con il colore rosso.
Secondo i dati interferometrici, il piano della dislocazione incontra la superficie presso l’abitato di Paganica, dove i geologi dell’INGV hanno riscontrato sul terreno l’esistenza di fratture con spostamenti di alcuni centimetri.
Il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009 è il secondo che sia mai stato studiato con i dati dei satelliti COSMO-SkyMed; il primo fu il terremoto di Sichuan, Cina, 12 maggio 2008. In quel caso fu calcolato il primo interferogramma in banda X per una misura di spostamento co-sismico (Stramondo et al., 2008), ma la sua utilità fu limitata a causa della scarsa copertura dell’area. Attalmente la disponibilità di tre satelliti della costellazione COSMO-SkyMed consente una copertura ad alta frequenza temporale che ha permesso di ottenere i risultati qui esposti.

La fagli di Paganica (AQ)
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